Italia-Croazia, fumogeni a S. Siro: gara sospesa 10′. Kovac: “Chiedo scusa”

Italy v Croatia - EURO 2016 Qualifier

La vergogna ultrà si materializza intorno al 25′ del secondo tempo di Italia-Croazia: in campo volano fumogeni e petardi, provengono tutti dal settore dei tifosi croati e l’arbitro è costretto a sospendere la partita. Il panico dura un paio di minuti, poi sembra che si possa riprendere, ma a riprendere è soltanto il lancio di petardi e fumogeni. A quel punto l’olandese Kuipers manda le squadre negli spogliatoi. La Croazia, in realtà, resta a bordo campo: sugli spalti, intanto, insieme ai baschi verdi croati interviene la Celere italiana usando il manganello per fermare gli ultrà invasati. Ci riesce: dopo 10 minuti la partita riprende. Ma la vergogna resta, tanto che a gara conclusa Niko Kovac si sente in dovere di “chiedere scusa per quanto fatto dai tifosi croati”.

PROVVEDIMENTI — La polizia ha utilizzato i filmati per individuare i responsabili che ha bloccato all’interno dello stadio. Incidenti, però, ci sono stati anche durante il deflusso dei croati con il solito gruppo ultrà della Dinamo Zagabria in azione con l’ennesimo lancio di fumogeni verso polizia e altri tifosi che andavano via: anche in questo caso la Digos ha bloccato gli ultrà responsabili. Quindici i croati fermati, che passeranno la notte in Questura, in attesa che le posizioni di ciascuno siano vagliate con il supporto dei filmati. E’ probabile che scattino alcuni arresti.
REAZIONI — Bambini in lacrime per le scene alle quali hanno assistito, tifosi italiani impauriti. “Non è stato bello quello che è successo – ha detto Daniele De Rossi – Negli stadi purtroppo entra di tutto, e non so perché”. Il c.t. Antonio Conte rivela le sensazioni del momento: “Ho avuto davvero paura che la partita potesse essere definitivamente sospesa: l’arbitro era molto determinato, se non avessero smesso, l’avrebbe chiusa”. Modric, stella croata del Real uscita per infortunio, non si dà pace: “È sempre la stessa cosa, non capisco perché lo facciano, ed è un peccato avere dei tifosi così. Non so perché continuino a fare queste cose e a comportarsi così: tutto questo è una pazzia”.
IL PIANO — Già nel primo tempo era volato in campo qualche fumogeno, subito dopo il gol dell’1-1, e anche in quel caso l’arbitro aveva sospeso la partita. Ma la situazione sembrava sotto controllo, esattamente come lo era stata per tutta la giornata a Milano. A San Siro sono arrivati in 6 mila dalla Croazia e fuori dallo stadio, così come in città, non ci sono stati incidenti. Sin dalla mattinata, del resto, era stata messa a punto una strategia sinergica tra la polizia italiana e quella croata per evitare il ripetersi degli incidenti di Genova in occasione di Italia-Serbia del 2010. Le informazioni arrivate negli ultimi giorni dall’intelligence croata non erano rassicuranti, e alla Questura di Milano non hanno fatto mistero che l’evento della notte del Meazza era da codice rosso: purtroppo così è stato, seppur con conseguenze meno gravi rispetto a quelle di quattro anni fa.
AL CONFINE — A preoccupare era il nucleo duro della tifoseria croata, partito all’alba da Zagabria a bordo di 30 pullman, 40 minivan e un serpentone di circa 400 auto: in tutto poco più di 3000 persone, che intorno alle 13 sono state fermate a Trieste. Al confine la polizia italiana, in sinergia con le forze dell’ordine croate, ha predisposto controlli e perquisizioni straordinari. I pullman sono stati accolti in un’area appositamente adibita in Porta Venezia e scortati fino allo stadio. Naturalmente blindatissima l’area Lotto-San Siro, il centro e gli accessi alle metropolitane: in settimana, sono state spedite in Croazia miglia di brochure illustrative sui divieti e sulle leggi italiane come misure di sensibilizzazione, mentre oggi il Prefetto di Milano ha vietato la vendita di alcolici in tutto il centro di Milano, in Stazione Centrale, in zona Navigli e nell’area dello stadio.
LA GIORNATA — In mattinata, nel capoluogo lombardo sono arrivati circa 2000 croati, l’anima “pacifica” del tifo. Così alle 14 piazza Duomo era già invasa: bandiere, cori, qualche birra di troppo e una pioggia di selfie ma sostanzialmente una situazione considerata sotto controllo. I soliti cani sciolti però non mancano mai: si sono verificati furti, realizzati da croati in gruppetti da quattro-cinque, in alcuni negozi tra corso Vittorio Emanuele e piazza San Babila. Il nucleo duro del tifo croato, i 3000 bloccati a Trieste, sono ripartiti dopo le 16: la polizia li ha fatti arrivare a Milano in serata convogliandoli direttamente a San Siro ed evitando il passaggio in città. Eppure dalle 18 c’è stata alta tensione sulla linea rossa della metropolitana, quella che porta a San Siro, con episodi di vandalismo e molti croati ubriachi in giro. Fuori dallo stadio, prima della partita, nessun incidente, qualcuno però è riuscito a evitare i controlli entrando con fumogeni e petardi.
GAZZETTA DELLO SPORT