Isis: ucciso il numero due dello Stato islamico in un raid della Coalizione

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Una nuova presunta notizia si è aggiunta oggi alla ridda di voci sugli attacchi che negli ultimi tempi hanno preso di mira i vertici dell’Isis in Iraq. Il ministero della Difesa iracheno ha annunciato – ma quello dell’Interno non ha per il momento confermato – che il numero due dello Stato islamico, Abu Alaa al Afri, è stato ucciso in un raid della coalizione internazionale a guida americana nel nord dell’Iraq, dopo avere assunto ad interim la guida dell’organizzazione in seguito al ferimento in un precedente attacco del Califfo Abu Bakr al Baghdadi. Secondo un comunicato del ministero della Difesa, Al Afri – un cittadino iracheno che ha assunto questo nome abbandonando quello originario di Abderrahman Mustafa – è stato colpito insieme ad altri dirigenti dello Stato islamico in un bombardamento durante una riunione nella moschea di Ukhuwa a Tel Afar, una cittadina a Nord-Ovest di Mosul, la ‘capitale’ del Califfato in Iraq. La stessa fonte ha aggiunto che nel raid è morto tra gli altri anche Akram Karbash, alias Abu Mayasser, un ‘giudice’ che amministra la giustizia nei territori dello Stato islamico sulla base della Sharia. Poco dopo, tuttavia, il portavoce del ministero dell’Interno, il generale Saad Maan, ha sottolineato che sulla sorte di Al Afri non si sa nulla. Il presunto numero 2 dell’Isis, ha detto all’agenzia Ap il portavoce, si trovava nella moschea presa di mira, ma non è possibile sapere se sia stato ucciso, o anche solo ferito. Nessuna conferma, del resto, si ha neppure sulla voce che circola dallo scorso novembre riguardante il ferimento di Al Baghdadi. In quel caso era stato il ministero dell’Interno di Baghdad a dire che il Califfo era stato trasportato in Siria in condizioni gravi, che gli rendevano impossibile continuare a guidare l’organizzazione.

Ma ancora ieri il portavoce del Pentagono, colonnello Steven Warren, ha smentito la notizia, affermando che Al Baghdadi rimane al suo posto e l’esercito americano non ha motivo di credere che sia stato ferito. Nonostante le voci sul ferimento di Al Baghdadi, e sulla morte di Al Afri, lo Stato islamico non sembra perdere terreno sui campi di battaglia, sia in Siria sia in Iraq. Dal punto di vista simbolico, tuttavia, l’uccisione di Al Afri rappresenterebbe un successo importante. Recentemente, tra l’altro, il Dipartimento di Stato ha istituito una taglia su di lui di 7 milioni di dollari, identificandolo con questo nome o con quello di Abdul Rahman Mustafa al-Qaduli. Originario di Hader, 60 chilometri a Sud di Mosul, Al Afri, che dovrebbe avere una cinquantina d’anni, si era fatto le ossa in Afghanistan sin dalla metà degli anni ’90, per poi tornare in Iraq nei primi anni 2000 a combattere l’occupazione anglo-americana nelle file dell’allora Al Qaida in Iraq (Aqi), capeggiata dal giordano Abu Musab al Zarqawi, da cui più tardi sarebbe nato l’Isis. Secondo gli analisti, Afri negli ultimi mesi sembrava aver assunto un ruolo di primo piano anche grazie al suo forte carisma e alla doppia legittimità che gli viene dal fatto di essere iracheno e aver combattuto a fianco di Al Baghdadi.

ANSA