Iran, sanzioni Usa per i missili. Obama: restano profonde differenze ma inizia una nuova era

President Barack Obama pauses as he speaks to reporters about the fiscal cliff in the Brady Press Briefing Room at the White House in Washington, Friday, Dec. 21, 2012. (AP Photo/Charles Dharapak)

Mini-doccia fredda nei rapporti tra Usa e Iran dopo la fine delle sanzioni per il programma nucleare iraniano. All’indomani dell’accordo sancito a Vienna, gli Stati Uniti hanno infatti annunciato nuove sanzioni legate al programma di missili balistici dell’Iran. E il presidente Obama ha dichiarato che con l’Iran «restano profondo differenze» nonostante la rimozione delle sanzioni sul nucleare. Obama ha però riconosciuto la grande importanza dell’accordo di sabato sera, che «toglie all’Iran ogni possibilità di costruire la bomba atomica», offre al popolo iraniano «l’opportunità di inaugurare nuovi rapporti con il mondo» ed è «un traguardo storico ottenuto con una diplomazia forte senza ricorrere a un’altra guerra in Medio Oriente». Gli Stati Uniti, ha ricordato tuttavia Obama, «restano determinati nei confronti delle minacce dell’Iran a Israele e ad altri Paesi».

Le nuove sanzioni
Le nuove sanzioni Usa annunciate oggi non ridimensionano l’importanza dell’accordo sul nucleare. Sono però un chiaro segnale da parte del Governo americano, anche in chiave interna e in vista delle elezioni presidenziali di novembre, di non voler abbassare la guardia nei confronti di un regime, quello iraniano, a lungo ostile all’America. Non a caso, questa mattina era stata proprio Hillary Clinton, candidata democratica di punta alla Casa Bianca, a chiedere nuove sanzioni contro il programma missilistico iraniano.

Sanzioni che sono puntualmente arrivate. Cinque cittadini iraniani – membri del ministero della Difesa e di sue filiali – e una rete di sei aziende con sede negli Emirati Arabi Uniti e in Cina sono infatti stati aggiunti alla lista nera finanziaria americana, ha annunciato il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti e dunque non potranno avere rapporti con il sistema bancario americano. Le entità coinvolte sono accusate di aver fornito informazioni o materiale per lo sviluppo del programma balistico. Secondo Washington, il programma missilistico iraniano rappresenta una «significativa minaccia» alla sicurezza regionale e globale.

Le nuove sanzioni sono state tenute congelate per due settimane per consentire lo scambio dei prigionieri con l’Iran. Oggi infatti il giornalista americano Jason Rezaian è stato rilasciato dalle autorità iraniane insieme ad altri tre cittadini iraniano americani. Il reporter, riferisce il Washington Post, «è uscito dalla prigione di Evin e ha lasciato il Paese insieme con la moglie, Yeganeh Salehi. L’incubo di Jason e della sua famiglia, durato 545 giorni, è finito». Insieme a Rezaian hanno lasciato il paese alla volta della Svizzera Saeed Abedini, religioso di fede cristiana e l’ex marine Amir Hekmati mentre Nosratollah Khosravi non era bordo. Secondo le informazioni fornite dal governo svizzero, i passeggeri si imbarcheranno adesso su un altro volo diretto in Germania per raggiungere poi la base militare americana mentre Khosravi non è chiaro se e quando lascerà il Paese arabo.

La loro liberazione è frutto di uno scambio tra prigionieri – Obama oggi ha ringraziato la Svizzera per il ruolo di mediazione giocato nella vicenda – e arriva dopo la fine delle sanzioni contro Teheran, che ha rispettato gli impegni assunti lo scorso 14 luglio a Ginevra nell’accordo sul suo programma nucleare. L’Iran «ha aperto un nuovo capitolo nelle relazioni con il mondo», aveva affermato qualche prima prima della notizia della liberazione dei quattro il presidente della Repubblica Islamica, Hassan Rohani. «Lasciandoci alle spalle inimicizie, sospetti e complotti -aveva sottolineato- noi iraniani abbiamo aperto un nuovo capitolo di amicizia nelle relazioni con il mondo».

Il Sole 24 Ore