Il Parma è fallito, ripartirà dai dilettanti

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Una storia lunga 102 anni spazzata via in pochi mesi. Il Parma è ufficialmente fallito, al termine di un’agonia anticipata dalla mancata concessione, nella scorsa estate, della licenza Uefa, poi divenuta di dominio pubblico dal primo passaggio di proprietà, quello da Tommaso Ghirardi a Rezart Taçi, e infine resa lampante al momento dell’arrivo al timone del club di Giampietro Manenti.

Alle ore 14 di ieri scadevano i termini per le offerte d’acquisto del club: le due cordate ammesse alla trattativa, quelle di Giuseppe Corrado e di Mike Piazza, si erano già ritirate nelle ore precedenti. Troppo grandi i debiti da colmare – 22.6 milioni di euro, grazie all’incessante lavoro dei curatori fallimentari – e spaventoso il numero di calciatori sotto contratto: una montagna impossibile da scalare in vista del possibile risanamento. Al Parma ora non rimane che una speranza: quella di ripartire dalla serie D. Il titolo sportivo, una volta consegnato al sindaco della città da parte degli organismi federali, dovrà essere ulteriormente girato a un’eventuale nuova società che dimostri di essere in grado di ripartire dal campionato di Serie D.

«Dispiace per il fallimento – ha affermato Maurizio Beretta, presidente della Lega di serie A – ma bisogna dare atto al mondo del calcio di aver applicato le regole». Durissimo il commento di Alessandro Lucarelli, capitano dei ducali. «Non dimenticheremo mai i due uomini (Ghirardi e Leonardi, ndc) che hanno causato tutto questo. Il fatto che Leonardi ora collabori con il Latina mi fa schifo, la Federazione non dovrebbe permetterlo. Chi ha provocato tutto questo con la propria cattiva gestione ora deve pagare, non c’è altro da aggiungere».

IL TEMPO