Il Papa: «Spero in maggiori relazioni con paesi dell’Asia, ragazzi svegliatevi»

PAPA_BERGOGLIO

«Preghiamo perché la Chiesa sia più santa e più umile, e sappia amare Dio servendo i poveri e le persone sole e malate». Così Papa Francesco in un tweet. Sempre attraverso il social network, il Pontefice rivolge un invito ai fedeli: «La misericordia di Dio ci salva. Non stanchiamoci mai di diffondere nel mondo questo gioioso messaggio».

Il messaggio ai giovani asiatici

«Wake up, up, up, wake up». Ha ripetuto Papa Francesco durante la omelia della messa che celebra a Hemi per concludere la sesta giornata della gioventù asiatica. Ha alzato gli occhi dal foglio, sorriso, e ripetuto il gesto e le parole. Anche alla fine dell’omelia, dopo che il traduttore ha completato la versione in coreano dell’ultima parte, il Papa, ancora sorridendo e gesticolando, ha detto «Wake up, wake up».

«Non si dialoga a frasi fatte»

Non si dialoga «nascondendosi dietro risposte facili, frasi fatte, leggi e regolamenti». Servono «empatia, accoglienza sincera, apertura di mente e cuore», «se la nostra comunicazione non è un monologo». Davanti ai vescovi dell’Asia, «vasto continente nella quale abita una grande varietà di culture», il papa latinoamericano disegna il suo sogno di una «Chiesa chiamata ad essere versatile e creativa nella sua testimonianza al Vangelo, mediante il dialogo e l’apertura verso tutti».

«Il dialogo – afferma papa Francesco davanti a 68 vescovi da 35 nazioni – è parte essenziale della missione in Asia». Papa Bergoglio declina «empatia» e «apertura» insieme a «identità», «solidità», «fecondità». Un modo con cui «il mondo minaccia la solidità e identità cristiana – spiega – è la superficialità: la tendenza a giocherellare con le cose di moda, gli aggeggi e le distrazioni, piuttosto che dedicarci alle cose che realmente contano». Nel santuario di Hemi, – una novantina di chilometri a sud di Seul, uno dei luoghi simbolo delle persecuzioni anticristiane, dove non si conosce il nome della maggior parte dei 132 martiri torturati e uccisi – papa Bergoglio, rilancia il «dialogo autentico» in una ottica missionaria.

Spiega che «la sfida che ci si pone è quella di non limitarci ad ascoltare le parole che gli altri pronunciano, ma di cogliere la comunicazione non detta delle esperienze, speranze e aspirazioni, delle loro difficoltà e di ciò che sta loro più a cuore». Il dialogo per un cristiano, ricorda il Papa, si fonda anche sulla propria identità, «sulla logica stessa dell’incarnazione. «In Gesù – aggiunge citando la Ecclesia in Asia, di Giovanni Paolo II – Dio stesso è diventato uno di noi, ha condiviso la nostra esistenza e ci ha parlato con la nostra lingua».

«In tale spirito di apertura agli altri, – spiega in un passaggio in cui alcuni leggono una allusione alle relazioni diplomatiche con Nord Corea e Cina – spero fermamente che i Paesi del vostro Continente con i quali la Santa Sede non ha ancora una relazione piena, non esiteranno a promuovere un dialogo a beneficio di tutti», e aggiunge: «Non mi riferisco solo al dialogo politico, ma anche al dialogo umano e fraterno». Ancora a braccio: «non debbono vedere i cristiani come concorrenti, che vengono a togliere identità, ma come persone che vogliono camminare con gli altri».

«Quando guardiamo al grande Continente asiatico, con la sua vasta estensione di terre, le sue antiche culture e tradizioni, siamo consapevoli che, nel piano di Dio, le vostre comunità cristiane sono davvero un pusillus grex, un piccolo gregge, al quale tuttavia è stata affidata la missione di portare la luce del Vangelo fino ai confini della terra».

Il Secolo XIX