Il Colle: in Italia rischio estremismo

GIORGIO NAPOLITANO 5

I segnali sono inquietanti, l’allarme è pressante. Giorgio Napolitano lo lancia, in occasione della giornata dell’Unità nazionale e della festa delle Forze Armate. E’ un messaggio chiaro sul rischio che prendano corpo nelle nostre società, e quindi anche in Italia, «rotture e violenze di intensità forse mai vista prima». Naturalmente, l’analisi preoccupata del capo dello Stato è rivolta anzitutto ai militari e si fonda sulla constatazione che il quadro internazionale mostra «tensioni e instabilità» crescenti poiché si vanno affermando «nuove e più aggressive forme di estremismo e di fanatismo» che rischiano di investire degli «Stati falliti» e di insediarsi a ridosso dei confini dell’Europa e dell’Italia, infiltrandone progressivamente le società anche grazie alla «loro perversa forza attrattiva».
Insomma, Napolitano punta il dito contro la minaccia dilagante del terrorismo islamico, dell’esercito fanatico e bellicoso, dell’Isis e sottolinea come si tratti di «una minaccia reale, anche militare» che le nostre Forze Armate devono essere pronte a contrastare e a prevenire, insieme all’Unione Europea e alla Nato. Concetto questo ribadito non a caso dal capo dello Stato sia nel messaggio inviato alle Forze dopo la cerimonia all’Altare della patria per il 4 novembre sia nell’intervento pronunciato nel Salone dei Corazzieri del Quirinale durante la cerimonia di consegna delle decorazioni dell’Ordine militare d’Italia. Ma il capo dello Stato spinge anche più in là il suo ragionato allarme, sottolineando come queste violenze senza precedenti possano prendere corpo «sotto la spinta esterna dell’estremismo e quella interna dell’antagonismo» e «sull’onda di contrapposizioni ideologiche pure così datate e insostenibili». Una miscela esplosiva che preoccupa Napolitano ma che ovviamente non è affatto collegabile alla contingenza politica, alle polemiche degli ultimi giorni tra Renzi e la Cgil ovvero tra il premier e Landini dopo gli scontri tra polizia e operai.
IL BRACCIO DI FERRO
Piuttosto, Napolitano sembra riferirsi a quelle manifestazioni «antagonistiche» sfociate in violenza (ad esempio dei «no Tav») da lui sempre condannate con vigore da otto anni a questa parte. Così come quando denuncia le «contrapposizioni ideologiche» non pensa tanto allo scenario italiano ma piuttosto al braccio di ferro tra Russia e Ucraina o ancora alla mancanza di dialogo tra Occidente ed Islam. D’altra parte, lo stesso Napolitano sottolinea come nell’era della globalizzazione la conflittualità è alimentata da ogni estremismo che rifiuta il dialogo e trova radicamento in una situazione di profonda diseguaglianza. Di qui l’esigenza che l’Italia sia in grado di fronteggiare questa «nuova grande sfida» e di operare con maggiore efficacia nel settore della Difesa. Certo, il nostro sistema di Difesa dovrà adeguarsi ai nuovi scenari e contribuire al programma di riforme volto a realizzare «uno Stato meno oneroso». Ma bisogna che ogni paese membro della Nato sia «serio» nel prendere decisioni che non possono mai avallare «visioni ingenue», non realistiche di perdita d’importanza dello strumento militare. E un cambio di rotta avverrà con il Libro bianco per la Difesa in corso di elaborazione.
Napolitano ha insignito con la medaglia d’oro al valor militare il caporal maggiore capo Adorno per il suo eroico comportamento in Afghanistan. Oltre alle altre decorazioni dell’Omi, le insegne di Cavaliere sono state consegnate alle figlia del maresciallo Giangrande, ferito in un attentato presso Palazzo Chigi, il 28 aprile 2013.

Il Messaggero