Il Colle avvisa: rischio austerity senza l’ok dell’Europa sul deficit

GIORGIO NAPOLITANO 3

ROMA Impegnato nella limatura dell’intervento che stamane pronuncerà al Quirinale per il 69° anniversario della Liberazione, Giorgio Napolitano non ha evitato di affrontare contestualmente i temi di più stretta attualità: con il ministro dell’Economia Padoan il decreto Irpef e con il presidente della commissione affari costituzionali del Senato, Finocchiaro, i problemi delle riforme costituzionali. Di prioritaria importanza il colloquio con Padoan con i chiarimenti «per valutare gli effetti delle norme del decreto sull’economia». 
Già nella giornata di mercoledì lo staff dei consiglieri giuridici del Quirinale aveva proceduto ad un’attenta valutazione del decreto e delle sue implicazioni. Poi c’è stato un supplemento di attenzione forse anche in seguito alle pressioni insistenti dell’opposizione («in primis Renato Brunetta) che invitava perentoriamente Napolitano a non firmare il decreto per mancanza delle coperture. Sta di fatto che con il ministro dell’Economia, il presidente ha sottolineato non senza preoccupazione la natura non strutturale degli interventi previsti dal decreto, con il rischio – a fronte di una Ue che non avallasse lo sforamento del bilancio – di ulteriori tagli e sacrifici che potrebbero generare un’ulteriore e più gravosa austerity. Alla fine l’ok è avvenuto senza note esplicative o di accompagnamento o riserve, cme invece era accaduto quando Napolitano – pur non volendo o non ritenendo opportuno bloccare un decreto – lo aveva emanato avvertendo chi di dovere dei necessari correttivi, a suo parere, necessari in fase di conversione da parte del Parlamento.
Comprensibile, quindi, la rigorosa verifica del Colle della sostenibilità dell’operazione varata dal governo Renzi ma anche la determinazione di Napolitano di non bloccare un decreto che va incontro alle aspettative di tanti italiani alle prese con una crisi economica ancora acuta. E ancor di più la volontà del Colle di non bloccare l’iter delle riforme. Certo, Napolitano è preoccupato per gli scricchiolii del «patto del Nazareno» e per la tensione delle ultime ore nel Pd sul nuovo Senato. Ma, malgrado i boatos su presunte pressioni quirinalizie, egli non vuole entrare nel merito delle diatribe tra i democrat. Si limita ad auspicare che – nonostante tutto – non si perda ancora una volta l’autobus delle riforme. Che si faccia finalmente la legge elettorale e si metta mano alla riforma del Senato e del Titolo V. E che si realizzino finalmente quelle condizioni che rendano «comprensibile» e «costruttivo» un suo futuro congedo dal Quirinale. 

IL MESSAGGERO