I tagli Giro di vite su sanità e difesa Alleggerita la stangata sugli statali

TASSE SOLDI 4

Quattro ore di colloquio tra Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan per mettere a punto il decreto taglia-Irpef che oggi dovrà essere approvato dal consiglio dei ministri. Tra i due il confronto è stato soprattutto sui tagli. A cominciare da quelli agli stipendi dei dirigenti e dei dipendenti pubblici. Palazzo Chigi aveva impostato il lavoro con tagli draconiani a partire dal punto di riferimento, lo stipendio del Presidente della Repubblica: 240 mila euro. Nessuno può andare più su. Per dirigenti di prima fascia e seconda fascia si era ipotizzato un tetto rispettivamente a 168 mila e 96 mila euro, mentre per gli altri dipendenti la soglia massima era stata fissata a 60 mila. Ieri nel testo sul quale Renzi e Padoan si sono confrontati, i tagli sono stati rivisti. Il tetto per i dirigenti di prima fascia è stato alzato a 187 mila euro, il 22% in meno rispetto alla retribuzione del Capo dello Stato. Per i dirigenti di seconda fascia si è passati da 96 mila a 110 mila euro, mentre il resto dei dipendenti pubblici è di fatto stato esentato, portando la retribuzione massima a 96 mila euro. Ma tra Palazzo Chigi e Via XX settembre si tratta ancora. Dai tetti sono stati comunque tirate fuori le società quotate e quelle che emettono titoli negoziati, come Poste, Ferrovie e Cdp. Restano i magistrati, ma per loro non ci sarà il tetto, bensì un taglio alle retribuzioni superiori a 70 mila euro in modo da far scendere i costi del comparto di almeno il 5%. Tagli sono stati chiesti anche alle società private controllate dallo Stato che dovranno riversare i soldi nelle casse pubbliche con extra-dividendi. Manovra complessa soprattutto per le società che già hanno un alto grado di efficienza. 
LA SFORBICIATA
Dipendenti pubblici a parte, il grosso dei 4,5 miliardi (10 a regime) tagli arriverà da sanità, la difesa, e Regioni. Per queste ultime il contributo sarà di 1,6 miliardi. Sulla sanità, poi, nelle ultime ore si è aperto un braccio di ferro con il ministro Beatrice Lorenzin. Nelle bozze i tagli alla spesa per la salute sono decisamente incisivi, 2,3 miliardi di euro in un biennio. Soldi che saranno recuperati attraverso una riduzione dei trasferimenti alle Regioni e dall’introduzione di un nuovo meccanismo di rimborso sui farmaci per cui finiranno in prontuario solo i tre delle case farmaceutiche che a seguito di un’asta avranno fatto l’offerta più bassa. Dai tagli alla Difesa, invece, sono previsti risparmi per 1,1 miliardi attraverso la revisione della spesa dei programmi d’arma. Dai tagli agli F35 arriveranno 150 milioni. C’è poi la sforbiciata sull’acquisto dei beni e servizi che partirà immediatamente con un taglio del 5 per cento ai contratti in essere della pubblica amministrazione. Le aziende fornitrici che non ci stanno potranno recedere dai contratti. L’elenco dei tagli è comunque molto lungo. A partire dalle auto blu, massimo cinque per ministero, con una riduzione del 75 per cento della spesa del 2011 (ieri si è conclusa l’asta su e-bay con un incasso di 371.400 euro). C’è la soppressione del Pra presso l’Aci e il passaggio (personale compreso) alla Motorizzazione Civile. Tagli per 44 milioni alla Presidenza del Consiglio e per 186 milioni agli organi costituzionali (Camera, Senato, Quirinale). La spending review di Renzi non risparmia nemmeno i sindacati, con una sforbiciata di 167 milioni ai patronati e un taglio di due euro ai compensi per la trasmissione delle dichiarazioni. In più altre misure anti-casta che valgono 600 milioni. Ci sono anche 400 milioni di tagli agli affitti pubblici. Ma c’è anche il ritorno di una vecchia consuetudine, quella dei tagli lineari ai bilanci dei ministeri nel caso in cui la spending non dovesse dare i risultati sperati.

Il Messaggero