I barattieri, questi sconosciuti

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L’altro giorno mi sveglio e penso: “Voglio buttar giù quattro righe sul malaffare italiano. È da parecchio che non se ne parla”. Ma subito un dubbio s’insinua, che carogna!, tra gli anfratti più reconditi della mia mente. Mi chiedo: “Che ci azzecca, se mi manca lo spunto?” Non ci crederete ma è passato l’angelo e ha detto amen, come direbbero i nostri vecchi.

Tra l’8 e il 9 maggio, eccolo spuntare come tenera erbetta e farsi largo a gomitate balzando agli onori delle cronache. “Una nuova Tangentopoli!”, strillano in prima pagina giornali, giornaletti, tazebao vari, blog – web, perfino le sit-com viste dai teleutenti (leggasi telegiornali RAI e MEDIASET). Ma che è successo? È successo che gli inquirenti milanesi, eredi di un mitico pool giudiziario degli anni che furono, finito nell’oblio tra gli sberleffi di coloro che lo avevano inneggiato fino a che ha fatto comodo, hanno portato finalmente alla luce la rete di corruzione legata agli appalti della EXPO 2015 di Milano, la famosa ‘Milano da bere’ di craxiana memoria, più che mai da bere, anzi da spolpare. Non basta. Un ex ministro, noto come ‘A Sua Insaputa’, è stato arrestato per aver favorito la latitanza fuori dai confini nazionali (indovinate dove?) di un compagno di partito (indovinate quale?) condannato in via definitiva. Mi fermo qui. Questi i fatti. Nudi e crudi.

Purtroppo non c’è niente di nuovo sotto il sole. Perché, come al solito, ci ha pensato il nostro Dante a parlare di ciò nel XXI canto dell’Inferno, a proposito dei barattieri. Oddio, e chi sono costoro? Sono soltanto gli antesignani degli attuali faccendieri, corrotti e corruttori, di casa nostra i quali, riporta l’illustre dantista Natalino Sapegno, “per procurarsi lucro o altro vantaggio, fecero mercato frodolento delle cose pubbliche, a danno del comune ovvero del signore da cui dipendevano” (vedi Ciampolo di Navarra). Il Divino Poeta li disprezza a tal punto che li ha immaginati immersi nella pece bollente, che invischia da ogni parte la quinta bolgia di Malebolge, l’ottavo cerchio dell’Inferno, in uno scenario apocalittico che ricorda il vecchio arsenale di Venezia. In alto i cuori!

Carlo Rocchi