Hezbollah: «Peggio loro delle vignette»

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L’assalto a Charlie Hebdo è rimbalzato in Medio Oriente tornando al centro del conflitto tra le potenze petrolifere del Golfo (e i loro alleati occidentali) e l’Iran e i suoi alleati. Hassan Nasrallah, potente capo del movimento sciita libanese Hezbollah, si è scagliato contro i «tafiki», fanatici sunniti, terroristi che, ha detto, offendono l’Islam «più dei nemici dell’Islam, che hanno insultato il Profeta (Maometto) con i film o con vignette». L’agenzia di stampa iraniana senza sottoscriverle ha dato molto risalto alle dure parole di Nasrallah nei confronti dell’azione compiuta a Parigi contro il mensile francese ma ancora di più contro chi, a suo giudizio, li finanzia.
«Questi fanatici», ha insistito da un maxi schermo eretto nel quartiere sciita della capitale libanese, si sono diffusi «in Iraq, nello Yemen, in Afghanistan, e ora nei Paesi che li hanno esportati verso di noi», un riferimento a tutte quelle nazioni che negli ultimi tre anni hanno armato e finanziato estremisti islamici nella guerra, peraltro fallimentare, contro il regime siriano di Assad. Migliaia di combattenti di Hezbollah sono in Siria e combattono a fianco delle truppe lealiste contro numerosi milizie coinvolte in azioni terroristiche in tutta la regione mediorientale, in Nordafrica e nel Sahel africano. Tra questi, oggi, c’è ovviamente lo Stato Islamico che, a dire di molti suoi ex finanziatori, sarebbe sfuggito ai controlli. I musulmani, ha esortato Nasrallah, devono «isolare, assediare, e per dirlo apertamente, sradicare» questi «gruppi takfiri» che «hanno sempre posto una minaccia ai Paesi e alla carta geografica della regione, pongono una minaccia al nostro sangue, al nostro presente, al futuro, al nostro onore, e hanno cominciato a portare una minaccia all’Islam stesso».
Quasi tutti i Paesi arabi hanno condannato l’eccidio di Parigi. Il presidente egiziano ha persino sollecitato una riforma dell’Islam. E fin dal primo momento anche l’Arabia saudita ha denunciato l’attacco criminale che «viene respinto dalla vera religione islamica» ma ieri, dopo la preghiera del venerdì, il più importante regno petrolifero arabo custode dei luoghi santi musulmani, ha sottoposto a fustigazione un blogger giudicato colpevole di «insulti all’Islam». Raif Badawi, in carcere dal 2012, ha ricevuto 50 frustate di fronte alla moschea Al Jafali. Soltanto la prima dose della pena: la condanna prevede mille frustate oltre a dieci anni di reclusione e una multa di circa duecentomila euro. Non certo un esempio di condanna della violenza fisica come punizione per il reato di opinione.
Hezbollah nacque nel 1982 come milizia armata in risposta all’invasione del Libano dalle truppe israeliane. Oggi è un partito politico attivo nella vita del piccolo paese mediorientale che si trova coinvolto nelle ricadute della guerra in Siria e in Iraq. La denuncia di Nasrallah fa riferimento ai finanziatori dello Stato Islamico oggi ricchissimo grazie anche ai proventi del petrolio che riesce a esportare dalle terre conquistate ma in origine sovvenzionato, a giudizio dell’Intelligence occidentale, da Qatar e Kuwait. Questi stessi 007- francesi e statunitensi soprattutto, hanno armato e finanziato gruppi qaidisti in Libia e Siria che hanno “ringraziato”, destabilizzando ulteriormente la regione e esportando armi e soldi ai terroristi attivi nel Sahara e nell’Africa subsahariana.

IL MESSAGGERO