Guizzo Kakà, poi è Lazio

FBL-ITA-SERIE A-LAZIO-AC MILAN

La sentenza Seedorf è rinviata. Di settantadue ore. A Firenze, dove nel frattempo hanno inquadrato il Napoli nel mirino, mercoledì sera. E’ lì che il Milan, sopravvissuto a un mediocre 1-1 con la Lazio nell’Olimpico della contestazione biancoceleste deciderà il futuro prossimo del proprio allenatore. L’autorete di Konko sul finire del primo tempo e il colpo di testa di Gonzalez al quarto d’ora della ripresa fissano il risultato di una partita prima orribile e poi appena decente. Risultato giusto, che solo l’ingresso in campo di Balotelli, peraltro quando il Milan era ancora in vantaggio, avrebbe potuto modificare. Il solo gesto tecnico da salvare della serata è infatti il suo tiro da fuori area, praticamente da fermo, che s’infrange sul palo alla destra di Berisha. Qualcosa di simile s’era visto sul finire di Milan-Bologna 1-0, venerdì 14 febbraio. Solo che quel pallone era terminato in porta, ed era stata scritta tutta un’altra storia. Questa, che era e resta soprattutto la storia di Seedorf, deve essere ancora scritta e la serata romana non aggiunge nulla a quanto già si sapeva.

Milan opaco L’impegno, quello sì. Difficile dire però se quale omaggio al commissario Galliani o piuttosto quale prova di attaccamento (?) al mister. Il resto, poca cosa. Da una difesa capace di prendere gol col doppio colpo di testa di Biglia e Gonzalez, due soldi di cacio, a una metà campo diligente ma nella quale non si accende mai la fiammella della qualità, a un reparto offensivo dove a forza di mischiare le carte ci si raccapezza solo ogni tanto. Poco fiato e poche idee. Primo corner del Milan, minuto 37’ del secondo tempo, primo e ultimo tiro nello specchio della porta, il palo di Balotelli, minuto 38’. Perché l’autogol di Konko arriva da un cross di Kakà. niente di più che un cross.

Rivoluzione a metà Rispetto al catastrofico ko col Parma, quarto della serie, Seedorf cambia più di mezza squadra. Fuori Abbiati, squalificato, Abate e Montolivo, infortunati, Bonera, Emanuelson e soprattutto Balotelli per scelta tecnica. E’ la seconda panchina del Balo con Seedorf, ma la prima a Udine era servita per preservarlo (si fa per dire) per Madrid. Amelia, De Sciglio, Rami e Constant ridisegnano così la difesa in cui l’unico superstite è Mexes, ma cambierà poco, mentre confermata la cerniera dell’usato sicuro Essien_De Jong, è davanti che si fanno largo Honda, settore di destra, e Pazzini. E’ un 4-2-3-1 curioso e abbastanza inspiegabile nella sua versione offensiva, con Poli, l’unico capace di velocizzare la manovra con la corsa e con giocate di prima, che giostra quale vertice basso di un triangolo destrorso con Honda e Pazzini, mentre Kaka viene abbandonato dall’altra parte a se stesso e a interminabili conciliaboli con Seedorf che cominciano già dopo 10’. Il fronte offensivo sinistro del Milan è talmente non frequentato che infatti la prima volta che Kakà si profila da quelle parti ne esce fuori, sia pure fortunoso, il gol. Nella ripresa, Seedorf col Milan in vantaggio decide comunque di metterci mano: dentro Balotelli per Honda ma alle spalle di Pazzini, con Poli dirottato a sinistra e Kaka a destra, e poi Kakà in mezzo e Balotelli a destra, dove dopo l’1-1 combinerà le cose migliori mostrando a Seedorf che forse la strada del binomio con Pazzini vale la pena di essere percorsa. Sensazioni, sia ben chiaro. E non certezze.

Lazio sbiadita Non è facile giocare con mezzo stadio che ha altro cui pensare che non sostenere la propria squadra. Lotito è una vittima predestinata, Seedorf , che nientemeno che 7 anni fa disse la frase sbagliata sull’omicidio Sandri tentando poi invano di rettificare il tiro, è oggetto di buuuu corali che si saranno sentiti fino a San Pietro. E’ chiaro che il secondo diventa un pretesto per colpire il primo, così da far guadagnare alla Lazio una probabile chiusura della curva per domenica col Parma. In questo contesto, e con di fronte un Milan a lungo paralizzato, la Lazio balbetta calcio. Klose ha dato forfait all’ultimo momento e Perea ne fa rimpiangere le mosse felpate nell’altrui area. Il 4-3-3 di Reja è destinato a poggiare sugli estri di Candreva e Keita. Il secondo si accende ma invano all’inizio, il primo lo fa in grande stile nella ripresa, quando Reja toglie l’inutile Perea, sposta Keita centravanti e allarga la Lazio con Lulic sulla corsia di sinistra. Le maglie difensive del Milan si tendono troppo, ed è lì in mezzo che Biglia e Gonzalez confezionano l’1-1 sul cross di Candreva. E poi ti domandi perché a Madrid con l’Atletico è finita 4-1.

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