Guarin regala il derby a Mancini, a Miha non basta Balotelli

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Tre partite, nove punti. Il derby vinto 1-0. La stracittadina di settembre emette un primo verdetto: è l’Inter la prima sfidante-scudetto di una Juve che pare non essere più lei. Ed è già parecchio squadra per essere stata così rivoluzionata dal faraonico mercato estivo. Ma il derby settembrino a differenza degli esami, non emette una sentenza inappellabile: il Milan gioca sostanzialmente alla pari, sfiorando in almeno due occasioni l’1-1. Trascinato dal proprio uomo-copertina per eccellenza Mario Balotelli, entrato per Bacca e subito nel cuore della partita. Il derby, sempre intenso e a tratti anche bello, ha fatto dimenticare le due inquietanti stracittadine dell’anno scorso, mostrando il buono (parecchio) delle due squadre e qualche difetto senz’altro migliorabile. Il grande calcio sta tornando a Milano.

SUBITO HANDA — Alla prima vera azione della partita si capisce perché MIhajlovic stravede per Bacca e Luiz Adriano: il colombiano mette un filtrante per il perfetto movimento del brasiliano, stoppato da una grande uscita bassa di Handanovic. La difesa dell’Inter soffre i sincronismi di una coppia più affiatata di due sposini che banchettano alle nozze d’argento. L’Inter si riassesta subito, con Felipe Melo che impiega 5’ a far capire ad Honda, il peggiore del Milan, che non è aria. L’ex Juve è subito dentro il derby: corre, raddoppia, filtra e gioca semplice, come spesso (non) faceva. Le manovre, che non trovano quasi mai sbocco lateralmente, si appoggiano sui movimenti degli attaccanti: nell’Inter c’è un Jovetic versione tempi belli di Firenze. Già buona l’intesa con un Perisic ancora più indietro e non esattamente a suo agio da trequartista, ma che ha tutto per diventare l’arma impropria di questa Inter. Il problema è Icardi: finché partecipa poco alla manovra nulla di nuovissimo, ma quando si divora il vantaggio a due passi da Lopez nell’unico minuto di recupero capisci che Maurito non è al top. Si va al riposo sullo 0-0 e non è uno scandalo per quanto visto.

GUARIN DA TRE PUNTI — La partita riparte equilibrata, con un Kondogbia in crescita e un Kucka in calo dopo un primo tempo sopra le righe. Lopez prima sbaglia di piede poi è attento su Guarin. E proprio il colombiano, forse il miglior tiratore puro da fuori area in campo, la sblocca. Un disimpegno rischioso dell’Inter fa alzare il battito della curva nerazzurra ma paradossalmente anche il baricentro Milan poi sorpreso dall’uscita nerazzurra: Guarin sale e colpisce da dietro l’arco come Danilo Gallinari col gran sinistro a giro. Il colombiano rischia di essere un acquisto in più per Mancini. Mihajlovic, col Milan che fa fatica a creare, decide di lanciare Balotelli. Il 4-3-1-2 con Balo e due punte è una puntata al rosso e nero (nel senso di roulette, non di Milan) ed esce Bacca. Non perché abbia demeritato.
CHE BEL BALO MA… — Mario entra al 16’. Pronti via e un Melo fondamentale spende subito il giallo per tirargli una stecca e farlo innervosire. Mario sfrutta il suo punto forte, un calcio di destro da predestinato, per spaventare l’Inter su palla inattiva. Poi semina il panico e Telles (entrato per Juan Jesus, bravino ma da rivedere) fa quasi autogol. Non è finita: l’ex subissato di fischi dalla curva nerazzurra (e con lui anche Miha all’annuncio delle formazioni) scheggia il palo da fuori area e costringe un super Handanovic alla deviazione in corner. Con lui in campo cala il rendimento di Luiz Adriano, ma se Balotelli con troppa massa grassa è questo, sollecitiamo il nutrizionista rossonero. A Miha il compito di trovargli spazio.
MANCINI GONGOLA — Eh sì. Perché la capolista vista stasera non è al top, non solo perché con 9 giocatori nuovi ci vuole tempo. Jovetic non ha i 90’ ma ha fatto vedere grandi cose, Icardi segnerà la solita caterva di gol e Murillo, dopo impacci iniziali, ha chiuso da gran difensore, come Kondogbia, centrocampista dai mezzi fisici inesplorati che ha dominato senza Kucka. Mancio gongola e Sinisa, già a meno sei dal collega-amico, brontola.
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