Giorgia sfida Berlusconi: «Io mi candido. Sei con me?»

meloni

Il dado è tratto. Questa mattina, alle 12 al Pantheon, Giorgia Meloni annuncerà la sua candidatura a sindaco di Roma. E, contestualmente, metterà la parola fine al centrodestra come finora è stato conosciuto. Le 24 ore di tempo che la leader di Fratelli d’Italia ha chiesto ieri, subito dopo che l’ufficio di presidenza del suo partito aveva votato all’unanimità per la sua candidatura, non servono infatti a decidere se scendere o meno in campo. Ma solo a capire con chi farlo. Se con l’intero centrodestra, compreso Berlusconi che avrebbe dovuto mollare Bertolaso, o solo con la Lega di Matteo Salvini. I chiarissimi segnali arrivati da Arcore («Giorgia vada pure a sbattere da sola», si sarebbe sfogato il Cavaliere) hanno fatto pendere definitivamente la bilancia verso la seconda ipotesi.

E così Roma diventerà il teatro di una sfida inedita: la destra «lepenista» e identitaria contro quel che resta di Forza Italia. Anche se avversari insidiosi potrebbero essere anche Alfio Marchini e Francesco Storace. Sebbene, riguardo quest’ultimo, dalle parti di Fratelli d’Italia sperino ancora in un accordo che eviti la lotta fratricida tra ex An.

Giorgia Meloni fino alla fine avrebbe voluto evitare una sua candidatura. I video e le interviste che certificavano le sue idee di qualche settimana fa («non posso correre da una parte all’altra di Roma col pancione» diceva) testimoniano tutto il travaglio vissuto in questi mesi. Ma se anche una parte di lei era indecisa, due avvenimenti della mattina di ieri l’hanno spinta al passo in avanti definitivo: il primo è stato l’affondo di Silvio Berlusconi in radio. «Una mamma non può reggere il lavoro di sindaco, che prevede 14 ore al giorno in ufficio». A quel punto, una retromarcia sarebbe sembrata un messaggio antifemminista contrario a quanto sostenuto il giorno prima: «Sarò mamma e sindaco».

La seconda spinta è arrivata dall’ufficio di presidenza di Fdi-An. Che oltre a snocciolare i dati del sondaggio on line fatto circolare tra gli iscritti – con una netta preponderanza dell’ipotesi Giorgia in campo – ha anche fatto presente alla leader che un eventuale appoggio a Bertolaso sarebbe costato troppo al partito in termini di consensi. L’unica ipotesi per restare al 10-12% nella Capitale era la candidatura della Meloni. E lei ha detto sì. Riservandosi però un ultimo confronto con gli alleati prima della conferenza stampa di oggi.

In realtà i contatti con Salvini ieri non si sono mai interrotti. I due si sarebbero confrontati a lungo alla Camera e fino alla fine avrebbero sperato in una mossa conciliante di Berlusconi. Salvini, peraltro, ha confermato l’appoggio pieno alla Meloni: «Se si candida sono contento e per lei farò una campagna elettorale quartiere per quartiere» ha detto a Radio24. Nessun approccio con Berlusconi, invece, complice il riposo che il leader di Forza Italia ha osservato dopo un nuovo piccolo intervento all’occhio.

La foto di Bologna, quindi, è definitivamente strappata. E ora le conseguenze del sisma rischiano di travolgere tutto ciò che resta del vecchio centrodestra. Salvini e Meloni, per ora, marciano compatti, e a pagare lo scotto della partita romana sembra essere più Forza Italia. Divisa tra chi vuol seguire il Cavaliere fino in fondo nella battaglia e chi, invece, preferirebbe in questo momento smarcarsi per appoggiare la Meloni da un lato o Marchini dall’altro. Ma l’esperienza insegna a non sottovalutare un Berlusconi ferito. Né la sua capacità di rialzarsi, né quella di trovare in extremis la soluzione per mantenere in vita la coalizione. Solo oggi, dalla voce della Meloni, si scoprirà se realmente quella appena passata è stata l’ultima notte del «vecchio» centrodestra.

Il Tempo