Gaza, un Paese raso al suolo distrutto l’asilo degli italiani

Israeli military offensive aftermath in the Gaza Strip

Il vento dell’offensiva sulla Striscia di Gaza travolge la scuola di Terra di Vento. Da ieri, i 130 bambini che negli ultimi anni hanno frequentato il centro per l’infanzia Um al-Nasser non hanno più né le classi con i loro giochi, né il pediatra pronto a curarli. Fuori uso anche la mensa che rifocillava i più poveri del villaggio nei pressi del valico di Erez. 
Il centro, gestito da questa Organizzazione non governativa e finanziato dalla cooperazione italiana, è stato raso al suolo dall’esercito israeliano che già giovedì sera aveva bombardato il villaggio beduino, ordinando lo sgombero di questo bastione dei diritti dell’infanzia.
IL RACCONTO

Secondo il racconto di un maestro, i bambini erano stati allontanati insieme al personale palestinese. «Durante la notte, scandita dalle esplosioni, ci siamo messi in cammino verso il campo profughi di Jabalia. Eravamo terrorizzati di essere bersagli degli israeliani» racconta Ahmed, un ragazzo che ha raggiunto una scuola dell’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite che sta accogliendo i circa 32 mila sfollati in fuga dai bombardamenti. Non tutti però sono arrivati a destinazione. «Mio fratello è stato freddato da una pioggia di proiettili e ora non sappiamo dove metterlo visto che l’obitorio è pieno» conclude il ragazzo.
LE ATTIVITÀ

Secondo quanto riportato da Vento di Terra, l’esercito israeliano sapeva per filo e per segno quali erano i progetti che si realizzavano a Umm al Nasser, un’oasi che cercava di seminare pace in un deserto di violenza. Chi l’ha visitato fatica a credere che questo centro potesse essere un luogo di incontro degli estremisti islamici. È anche per questo che la Ong ha domandato alla Farnesina, all’Unione europea e alla conferenza episcopale italiana – finanziatori di un progetto che doveva partire a luglio- di chiedere spiegazioni allo stato ebraico sulla distruzione di questa scuola, modello di eccellenza anche in termini di architettura bio climatica.
Vento di Terra è infatti un’organizzazione che usa un’architettura all’avanguardia per costruire centri scolastici in situazioni conflittuali. Nell’accampamento di Khan Al-Akmar, lungo la strada tra Gerusalemme e Gerico, questa Ong aveva già costruito nel 2009 una scuola di gomma per i beduini. Al posto dei mattoni, i pneumatici trovati nelle discariche riempiti di acqua. Per verniciarli si era usato l’olio per friggere i falafel. L’iniziativa aveva innervosito i coloni israeliani che avevano chiesto al governo di mandare le ruspe a demolire la scuola. Vento di Terra fu obbligata a munirsi di avvocato, vinse la causa, ma da allora continua a lottare per sopravvivere. A Gaza, era già finita negli obiettivi dei razzi israeliani nel 2012, quando un missile era caduto nei pressi della scuola, imponendo una ristrutturazione. 
La determinazione di chi crede che la pace passi anche dai banchi di scuola porta Vento di Terra a resistere ai tentativi di chi cerca di metterla a tacere mentre le abitazioni di Gaza crollano una sull’altra sotto i bombardamenti dei militari israeliani che danno la caccia ai terroristi. «Il timore – dice a Il Messaggero Aber, una giornalista locale- è che questa prigione a cielo aperto si trasformi in un fazzoletto di terra rasa al suolo».

Il Messaggero