Gaza, notte di raid: donne e bambini tra vittime. Tel Aviv: sirene, intercettati razzi di Hamas

Israeli military offensive aftermath in the Gaza Strip

Nuova notte di guerra nella Striscia di Gaza dopo la strage del parco giochi. E ancora altri razzi di Hamas contro Israele. Poco dopo la mezzanotte, l’artiglieria israeliana e gli elicotteri da combattimento  hanno ripreso a colpire obiettivi in territorio palestinese, mentre proprio nella città di Tel Aviv risuonavano le sirene per l’allarme anti-missile. Si sono udite tre-quattro esplosioni, probabilmente razzi sparati dalla Striscia di Gaza e intercettati dal sistema di difesa antiaerea di Gerusalemme.

Il primo, provvisorio bilancio degli attacchi condotti dall’esercito israeliano nella notte a Gaza si profila molto pesante: sette palestinesi, tra i quali cinque donne e un bambino sono rimasti uccisi durante un raid nella città di Rafah, nel sud della Striscia, che ha distrutto un palazzo di tre piani. Lo ha detto il portavoce dei soccorsi a Gaza. E successivamente, sei palestinesi sono stati uccisi da tiri d’artiglieria sul campo profughi di Bureij, nel centro della Striscia di Gaza. Lo rendono noto i servizi di soccorso locali. Anche in questo attacco vi sarebbero vittime civili, soprattutto donne e bambini. I feriti sono almeno 15. 

I raid israeliani hanno anche colpito la casa di uno dei leader di Hamas, Ismaïl Haniyeh, che si trova al campo profughi di Shati, nel nord-ovest della Striscia, ma senza fare vittime. La notizia è stata confermata dai figli: “Il nemico israeliano ha bombardato la nostra casa con due raid aerei”, ha dichiarato Abed Salam Haniyeh, in un comunicato.

Sale così a 1.099 il bilancio dei morti palestinesi dall’inizio dell’operazione israeliana, l’8 luglio scorso. Subito dopo l’annuncio del bombardamento sull’abitazione di Haniyeh, tre razzi sono stati lanciati su Israele: uno è stato intercettato su Ashdod (sud), mentre gli altri due sono caduti vicino Rishon LeZion (10 km a sud di Tel Aviv), senza causare feriti. Lo rende noto l’esercito israeliano.

I lanci sono stati rivendicati in un comunicato dal braccio armato di Hamas, le brigate Ezzedine al-Qassam.
Ismail Haniyeh è apparso il 21 luglio sul canale tv di Hamas per ribadire le condizioni del movimento islamista in vista di un cessate il fuoco con Israele: la revoca del blocco israeliano e la liberazione dei miliziani prigionieri. 

E sempre nella notte tra lunedì e martedì, cinque soldati israeliani sono stati uccisi in un conflitto a fuoco con esponenti di Hamas al confine con la striscia di Gaza. I militari sono stati colpiti da un commando sbucato da uno dei tunnel scavati sotto il confine. “I soldati di fanteria Daniel Kedmi (18 anni), Barkey Ishai Shor (21 anni), Sagi Erez (19 anni) e Dor Dery (18 anni) sono stati uccisi in un tentativo di attacco”, rende noto un comunicato militare, aggiungendo che la pubblicazione del nome del quinto soldato non è stata ancora autorizzata.
Salgono così a 53 i militari israeliani morti dall’inizio dell’operazione contro Hamas, l’8 luglio scorso.

Ieri per Gaza e Israele è stato un altro tragico giorno. Perché le forze di difesa israeliane hanno ripreso a colpire “obiettivi terroristici” nella Striscia, dopo il lancio di diversi razzi contro le città dello stato ebraico nelle ultime ore. Nonostante entrambe le parti avessero accettato in maniera non ufficiale una tregua, almeno nove bambini palestinesi sono rimasti uccisi a causa di missili che hanno colpito il campo profughi di Shati, a nord di Gaza, mentre giocavano nei pressi di un’altalena. Centrato anche il vicino ospedale Shifa. Morto anche un adulto, mentre sono quaranta i feriti dell’attacco. Nella serata di ieri l’esercito israeliano ha chiesto ai residenti di Sajaya e di Al-Zaytun di lasciare le proprie case e di dirigersi verso il centro della città. E subito dopo c’è stato un altro attacco delle forze aeree israeliane che hanno distrutto un palazzo di tre piani a Rafah, nel sud della Striscia: tra le vittime, sette in tutto, cinque donne e un bambino. Altri colpi di artiglieria hanno raggiunto il campo profughi di Bureij, uccidendo sei persone, tra cui tre bimbi e due donne e provocando una quindicina di feriti.

Tregua lontanissima. Intorno alle venti ora italiana, il premier Benjamin Netanyahu ha invocato in tv “resistenza e determinazione” per completare la “lunga offensiva” contro “i tunnel del terrore”, che “non vi è guerra più giusta di questa” e che la “demilitarizzazione della Striscia è prioritaria per ogni soluzione”. “Le minacce di Netanyahu non spaventano Hamas né il popolo palestinese”, ha risposto il portavoce del gruppo fondamentalista di Gaza, Sami Abu Zuhri, “la forza di occupazione pagherà il prezzo dei massacri contro i civili e i bambini”. Segno che la tregua è più lontana che mai.

Israele nega gli attacchi. L’esercito israeliano nega, però, di aver aperto il fuoco contro l’ospedale e contro il campo giochi, dove c’è stata la strage di bambini. Fonti militari citate dalla rete televisiva Channel 2 affermano che l’esercito non stava operando in quell’area e che è probabile che l’esplosione a Shifa sia responsabilità di Hamas. “Pochi minuti fa – ha scritto il portavoce militare – terroristi hanno lanciato razzi contro Israele: uno ha colpito l’ospedale di Shifa, l’altro il campo profughi di Shati”. 

Razzi dalla Striscia. Inoltre, cinque persone, tra le quali tre bambini, sono state uccise dal colpo di un tank che ha centrato un’abitazione nella città settentrionale di Jabaliya. Un’altra persona ha perso la vita in un attacco nella zona centrale di Gaza, mentre quattro sono state uccisi a Khan Younis e nei dintorni della città meridionale. Gli attacchi ordinati dall’esercito israeliano sono la risposta a diversi razzi sparati dalla Striscia verso lo Stato ebraico. Il braccio armato di Hamas ha anche affermato di aver sparato colpi di mortaio da Jabaliya verso postazioni dell’esercito israeliano “in reazione – afferma un comunicato – alle loro infrazioni del cessate il fuoco”. 

“Un bambino ucciso ogni ora”. Del resto, il dramma dei bambini uccisi a Gaza assume proporzioni sempre più catastrofiche. Un palestinese su 4 ucciso nel conflitto è un bambino e, in media, ogni ora ne viene ucciso uno. A fornire i dati è Save the Children, che sottolinea come almeno 194mila hanno attualmente bisogno di supporto psicologico specialistico, avendo, in molti, assistito alla morte, ferimento e sfollamento di familiari. Più di 100mila bambini sono stati costretti ad abbandonare le proprie case e a rifugiarsi, in maggioranza, in scuole in cui dovrebbero tenersi le lezioni quando l’anno scolastico ricomincerà. Centotrenta scuole sono state danneggiate e 22 strutture sanitarie sono state distrutte o hanno subito seri danni.

LA REPUBBLICA