Forza Italia, l’ex Cavaliere ricuce con Fitto

SILVIO BERLUSCONI 2

«Ringrazio tutti i componenti per il loro voto all’unanimità con il quale mi hanno ribadito affetto, stima e fiducia, dandomi anche pieno mandato a trattare con il presidente Renzi sulle riforme, in particolare quella Costituzionale e quella elettorale»: è racchiuso in queste poche righe di comunicato, diffuse dal leader forzista Silvio Berlusconi, il senso della giornata di ieri, in cui l’ex Cavaliere è riuscito a ricompattare il suo partito, rimanendo l’interlocutore possibile del Pd sulle riforme. E’ proprio quel «mandato a trattare» lo strumento con cui Berlusconi si è tirato fuori dall’angolo in cui lo avevano messo la rivolta dei parlamentari fittiani, confermando di avere ancora in mano il governo del partito, e smentendo chi, dal fronte democratico, parlava di «caos in Forza Italia». E mandando un messaggio sottotraccia all’alleato del Patto del Nazareno, il presidente del Consiglio Matteo Renzi: lascia perdere i commenti e le polemiche dei miei uomini, in Forza Italia alla fine conta quel che dico io. Anche perché, «quel che dico io», finalmente sembra avere trovato una sintesi con le contestazioni avanzate da mesi dall’europarlamentare Raffaele Fitto.
Una pace siglata a Palazzo Grazioli, durante un pranzo durato quattro ore. L’ex Cavaliere, Fitto e gli ambasciatori azzurri Denis Verdini e Gianni Letta, sembrano essere riusciti a smussare il conflitto esploso durante la scissione degli alfaniani, sotto il pressing dei falchi guidati da Fitto poi espulsi dalla cerchio magico berlusconiano in favore dei volti nuovi. I due, insomma, si sarebbero ritrovati, con Berlusconi che avrebbe spiegato a Fitto le ragioni per cui a Forza Italia conviene non sfilarsi dal tavolo delle riforme, ma promettendogli di imprimere una svolta netta alla linea di opposizione al governo sulla legge di stabilità, adottando come linea del partito gli emendamenti scritti dallo stesso Fitto e da Daniele Capezzone.
IL DOCUMENTO

Pare che a scrivere il documento poi votato all’unanimità dall’uffizio di presidenza azzurro, siano stati proprio Fitto, Verdini e Letta, a pranzo concluso. «Oggi emerge in modo unitario una posizione del partito», è stato il commento di Fitto al termine dell’ufficio di presidenza, dall’esito assai diverso dell’ultima riunione, quando proprio l’europarlamentare si era scontrato con Berlusconi. Torneranno a incontrarsi la prossima settimana per parlare del partito e di quella «democrazia dal basso» che è il core business dell’azione politica dell’ex governatore, anche se a chi gli domanda se l’ex Cav abbia aperto sulle primarie, Fitto glissa dicendo solo: «Ne riparleremo». Fitto ieri era entusiasta: per lui il pranzo a Grazioli è stato un successo oltre ogni più rosea previsione. Nel documento approvato c’è la critica alla linea economica del governo, alla legge di stabilità, e pur non chiudendo sulle riforme si mette in chiaro che i forzisti non voteranno leggi indigeribili. Proprio le istanze fittiane, come ha ricordato il berlusconiano pugliese, incontrando i suoi uomini in tarda serata. Ed escludendo un futuro incarico in Forza Italia, men che meno in sostituzione di Verdini. Sarebbe stato lui, il vero artefice della reunion per disinnescare la mina che ha fatto traballare i numeri azzurri in Senato. Rafforzando il suo ruolo di mediatore dalla ritrovata unità berlusconiana.

Il Messaggero