Forza Italia, 40 voti a rischio fronda

SILVIO BERLUSCONI 5

La parola d’ordine ad Arcore ora è: «Guardiamo al futuro». Il leader azzurro Silvio Berlusconi, la notte dell’ultimo dell’anno, ha evitato qualsiasi commento sul messaggio di capodanno del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Anche con i suoi fedelissimi si è limitato a dire: «L’ho ascoltato». D’altra parte, l’opinione dell’ex Cavaliere su Napolitano è nota e nel partito nessuno si aspettava che cambiasse: «Il capo stavolta sta con il ‘Giornale’ e Renato Brunetta».
Se l’editoriale di fine anno del quotidiano di famiglia, era intitolato eloquentemente “Finalmente se ne va”, il capogruppo alla Camera è stato l’unico nella pattuglia forzista a dire chiaro e tondo quello che tutti pensano a San Lorenzo in Lucina: «Il messaggio di Napolitano conferma il suo fallimento». Il dato che interessa a Berlusconi, però, è che questa stagione è tramontata. Non a caso, lo stesso consigliere politico dell’ex Cavaliere, l’europarlamentare azzurro Giovanni Toti, affidando agli storici la valutazione «delle luci e delle molte ombre» degli otto anni di Napolitano al Colle, ieri guardava già una spanna oltre: «Siamo all’inizio dell’anno, la politica ha il dovere di pensare al futuro e non al passato».
Che tradotto, significa: occupiamoci del nuovo Capo dello Stato, piuttosto che del vecchio. Così Berlusconi, che in un primo momento aveva programmato di intervenire pubblicamente dopo il messaggio di Napolitano, ha preferito tacere, per evitare qualsiasi cortocircuito nella partita per il Quirinale, di cui intende essere protagonista: per lui il tavolo di gioco resta quello del Nazareno, nell’auspicio che si individuai una personalità condivisa in grado di interpretare appieno il ruolo di arbitro, laddove Forza Italia in questi anni non ha sempre percepito Napolitano come imparziale.
Gli sherpa berlusconiani e del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, hanno continuato a sentirsi anche durante le ferie natalizie. Senza entrare nel merito dei nomi, si è parlato della necessità di eleggere il Capo dello Stato al massimo alla quinta votazione. Un esito tutt’altro che scontato visto che sia sul versante forzista che su quello piddino, i voti ballano sull’onda dei mal di pancia interni. Il capofila del dissenso azzurro, l’europarlamentare Raffaele Fitto, ieri avvisava che il candidato non potrà essere «certo il referente di una maggioranza o la protesi di un governo».
QUADRO FLUIDO
Il quadro, insomma, resta fluido. Ma, nelle intenzioni dell’ambasciatore berlusconiano Denis Verdini, dovrebbe trovare una sintesi nell’emendamento all’Italicum che introdurrà una clausola di salvaguardia, rinviando al 2016 l’applicazione della nuova legge elettorale. Rasserenando gli animi di chi, come Fitto, teme di vedere il partito utilizzato da Renzi per andare alle urne appena approvata la riforma del voto. Dubbi che accomunano almeno una quarantina di parlamentari di Forza Italia, troppi per affrontare serenamente il voto per il Colle. Che ora rappresenta anche l’opportunità per accelerare il dialogo interno al centrodestra.
La proposta del leader di centrodestra Angelino Alfano, d’accordo con i centristi dell’Udc, di un nuovo metodo che passi per una preliminare consultazione dei partiti che siedono nel Ppe, è stata interpretata da Berlusconi come un segnale di distensione. «E’ con loro che dobbiamo costruire il futuro», avrebbe ribadito, proprio mentre Toti si scambiava gli auguri telefonici di fine anno con Alfano, e ad Arcore arrivavano le telefonate degli alfaniani che non hanno mai interrotto il filo del legame con Forza Italia, da Fabrizio Cicchitto a Maurizio Sacconi e Nunzia De Girolamo. Ora si attende la ripresa dei lavori parlamentari mercoledì. E, soprattutto, il primo faccia a faccia tra Renzi e Berlusconi.

Il Messaggero