Fisco, Renzi stoppa lo scudo del 3% «Noi non facciamo leggi ad personam»

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Preoccupazione numero uno: allontanare la brutta impressione di un accordo politico-giudiziario fra Renzi e Berlusconi: «Se qualcuno immagina che in questo provvedimento ci sia non si sa quale scambio, non c’è problema: noi ci fermiamo» dice il premier. Il provvedimento in questione è l’articolo (di mano ignota) del decreto sul fisco che renderebbe possibile la cancellazione della condanna che è costata al Cavaliere l’allontanamento dal Senato. «Adesso il decreto è bloccato» fa sapere Renzi. Verrà modificato? Non lo specifica. Comunque se ne riparlerà dopo le votazioni per il Colle.
IPOTESI DI BARATTO

E’ stata una domenica agitata per il presidente del Consiglio. Iniziata con una nervosa lettura dei giornali. Sulle prime pagine campeggiavano le notizie della legge salva-Silvio e le ipotesi di un baratto che avrebbe spinto Renzi a offrire una via d’uscita giudiziaria a Berlusconi in cambio di accordi sulle riforme e sulla successione di Napolitano al Quirinale. Insomma, un inciucione bello e buono. Tanto che, con l’obiettivo di spegnere sul nascere le inevitabili polemiche, ha dato ordine di bloccare tutto.
Prima dell’ora di pranzo, quindi, ecco il comunicato di Palazzo Chigi: «Il Presidente del Consiglio ha chiesto questa mattina agli uffici di non procedere – per il momento – alla formale trasmissione alla Camera del testo approvato in Consiglio dei Ministri». Al comunicato seguivano le spiegazioni informali: «Noi non facciamo norme ad personam, nè contra personam». Come a voler dimostrare l’inesistenza di qualsiasi baratto. «La proposta tornerà prima in Consiglio dei Ministri, poi alle Commissioni».
Siccome i comunicati ufficiali e le spiegazioni ufficiose possono non bastare, Renzi è andato pure in tv a dire la sua. Sempre con la preoccupazione di allontanare il fantasma di un accordo sottobanco: «Non c’è nessuna norma ad personam, e non c’è nessun inciucio strano di cui temere» sono le cose dette al Tg5 «Questa norma la rimanderemo in Parlamento soltanto dopo l’elezione del Quirinale e dopo che Berlusconi avrà completato il suo periodo di affidamento ai servizi sociali. Così i professionisti del retropensiero avranno modo di ricredersi».
”IL DECRETO È BUONO”

Il sostegno del fedelissimi non s’è fatto attendere. A cominciare dal vice-segretario del Pd, Lorenzo Guerini, secondo cui, posto che «l’ossessione del Cavaliere deve finire», il decreto è un grande passo avanti nella «semplificazione del fisco e nella lotta all’evasione». Altri insistono sul tema inciucio: «Chi fa dietrologia ha preso una cantonata» (senatore Marcucci). Però nella minoranza del partito affiorano perplessità, richieste di chiarezza, e ironie in stile Civati: «Pare che il decreto si sia scritto da solo».
Ben più contundenti gli attacchi di provenienza grillina. Che ovviamente cavalcano l’ipotesi dell’inciucio, come fa Luigi Di Majo: «O Renzi non sa cosa approva il suo Governo e quindi mi preme capire lui a cosa serva, oppure ha provato a fare un regalino di Natale a Berlusconi per estinguere una delle cambiali del Nazareno e non gli è riuscita (per ora)». I berlusconiani, invece, storcono il naso per il blocco del decreto , a cominciare da Giovanni Toti: «Non conoscevamo nemmeno il documento, ma se lo si ritira perché si teme che favorisca Berlusconi, l’Italia non cambierà mai».

Il Messaggero