Fisco, la riforma rinviata a settembre

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Nuovo colpo di scena sul decreto fiscale che tra le varie norme contiene anche quella ribattezzata “salva-Berlusconi”. La riforma dei reati fiscali non sarà approvata nel consiglio dei ministri del 20 febbraio, come lo stesso governo aveva annunciato, ma resterà nel congelatore per almeno altri tre mesi, fino a maggio. A decidere di posticipare di nuovo il via libera al provvedimento già approvato la vigilia di Natale e poi ritirato dopo le polemiche sulla franchigia del 3 per cento per i reati di frode fiscale, è stato direttamente il premier Matteo Renzi. Ieri, in un vertice a Palazzo Chigi, Renzi ha incontrato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e il suo vice Luigi Casero. Ufficialmente la motivazione del rinvio è la volontà di fondere il decreto sui reati fiscali con un altro provvedimento che il Tesoro sta finendo di mettere a punto, quello sulla revisione degli accertamenti da parte del Fisco. Ma secondo alcuni, la decisione di Renzi sarebbe nient’altro che una nuova ritorsione nei confronti di Berlusconi per la rottura del Patto del Nazareno dopo l’elezione a Presidente della Repubblica di Sergio Mattarella. Interpretazione che, tuttavia, il premier ha subito rigettato. «Abbiamo deciso di verificare bene la delega fiscale», ha detto ai microfoni di SkyTg24. «Tutti dicono che salva Berlusconi», ha aggiunto, «ma Berlusconi con questa vicenda non c’entra niente». Eppure dal punto di vista tecnico il provvedimento è pronto da tempo. Anche gli ultimi nodi sarebbero ormai stati sciolti. La franchigia del 3 per cento per i reati fiscali dovrebbe restare, ma ci sarebbe una esplicita esclusione delle frodi fiscali che rimarrebbero sempre punibili. Verrebbe inoltre inserito anche un tetto massimo, oltre il quale scatta sempre anche il procedimento penale. Ma la soglia del 3% non è, probabilmente, il nodo più delicato sul quale è in corso il confronto tecnico.
LA QUESTIONE DEL RADDOPPIO
La questione più spinosa riguarda un’altra norma, quella sul raddoppio dei termini di accertamento. Il Fisco ha quattro anni per perseguire gli evasori, ma se c’è una denuncia penale questo tempo si raddoppia. La riforma fiscale prevede che il Fisco possa avere a disposizione i tempi supplementari solo se la denuncia penale è presentata comunque entro i primi quattro anni. Non solo. Il testo approvato alla vigilia di Natale prevede anche la decadenza di tutti gli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate non ancora definitivi e per i quali il termine dei quattro anni è già scaduto. Il neo direttore delle Entrate, Rossella Orlandi, ha inviato una lettera al ministro dell’Economia Padoan nella quale lamenta che in questo modo finirebbero cestinati procedimenti per oltre 15 miliardi di euro. Su questo il Tesoro ha già individuato una soluzione. La nuova versione del decreto farà salvi tutti gli accertamenti già «notificati» anche se non ancora divenuti definitivi.
Il nuovo stop impresso da Renzi alla delega fiscale renderà necessaria, come annunciato ieri dal vice ministro Casero, una proroga dei tempi. I decreti dovevano essere tutti firmati dal capo dello Stato entro il 27 marzo. Il governo presenterà un emendamento al decreto Imu per allungare i tempi di sei mesi. La riforma, ha spiegato ancora Renzi, entrerà in vigore da settembre. «Il fisco come giudice, inteso come accertamento, riscossione e abuso del diritto», ha affermato il premier, «lo stiamo studiando, riflettiamo per evitare che accada una schifezza. Ma dal primo settembre», ha detto, «avremo un sistema che funziona, dove si riescono a riportare a casa tutti i soldi». Un’affermazione riferita anche al caso Falciani. L’Italia, ha sottolineato Renzi, ha contestato 740 milioni di potenziale evasione e ne ha portati a casa solo 29, mentre la Francia è riuscita a riaverli tutti.

Il Messaggero