Fisco a caccia dei corrotti, la soffiata interna sarà criptata

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Thomas Gerahty è forse meno famoso di Eric Snowden o di Hervé Falciani. Ma alla Glaxo, gigante famaceutico, se lo ricorderanno a lungo. La sua ”soffiata” sulle promozioni illegali di farmaci è costata al colosso una multa da 3 miliardi di euro. La più alta mai pagata da una casa farmaceutica. Gerahty come Snowden, che aveva rivelato le intercettazioni illegali dell’intelligence americana, e Falciani che aveva rubato i dati dei clienti della banca svizzera Hsbc, è un «whistleblower». Tradotto in italiano significa soffiatore di fischietti, nella pratica un dipendente che denuncia attività illecite dell’organizzazione per la quale lavora. I «whistleblowers» stanno per fare il loro esordio anche in Italia e in uno dei gangli più delicati della macchina dello Stato: il Fisco. Ieri il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, ha diffuso a tutti gli uffici una circolare e una lettera per definire una sorta di «programma di protezione» per chiunque all’interno dell’Agenzia intenda denunciare illeciti o anche semplici irregolarità compiute da colleghi o superiori. Una misura anti-corruzione, presente nell’ordinamento sin dal 2012 ma poco attuata e che ha avuto una spinta con la costituzione dell’Anac, l’Agenzia guidata da Raffaele Cantone. Proprio il super-magistrato è stato uno dei primi dirsi soddisfatto. «Non posso che plaudire a questa iniziativa», ha detto, «che auspico possa estendersi e ritengo particolarmente utile».
IL MANUALE
«Ancora una volta», ha scritto invece la Orlandi nella sua lettera ai dipendenti, «siamo stati tra i primi a non passare oltre ma a guardarci dentro, accollandoci insieme il carico di denunciare i comportamenti illeciti». E non solo, ha spiegato, «i reati, ma tutte quelle condotte che non possono e non devono appartenere al comune sentire di un’amministrazione sana, che chiede ogni giorno correttezza e trasparenza a 43 milioni di italiani». L’Agenzia, insomma, deve diventare l’emblema «della legalità e dell’onestà». Chi denuncerà gli illeciti, spiega il manuale di quattordici pagine diramato dall’Agenzia ai suoi dipendenti, avrà la tutela dell’anonimato (anche se il consiglio che viene dato è, quando possibile, di mettere il nome) con sistemi di trasmissione crittografati delle denunce e, in ogni caso, non potrà essere discriminato con azioni disciplinari ingiustificate, o con altre rappresaglie. Del resto la storia recente racconta che, nei casi di whistleblowing italiani a pagare, quasi sempre, è chi fa la segnalazione e non chi commette l’illecito. Qualche mese fa era balzato agli onori della cronaca la storia di un medico in Basilicata che aveva denunciato gravi negligenze in sala operatoria che avevano portato al decesso di una paziente. Tutto documentato con un video. A finire licenziato era però stato lui. Non un caso isolato. La decisione del Fisco è destinata a fare proseliti. Il piano Anti-corruzione prevede che tutta la Pubblica amministrazione si doti di meccanismi di segnalazione «sicuri» con delle «tutele» per chi punta l’indice contro colleghi e superiori. Molti si stanno già adeguando, come il ministero della Funzione Pubblica. Altri arriveranno presto. Non solo. Il «whistleblowing» non rimarrà confinato nella Pubblica amministrazione. Si allargherà anche al settore privato. Alle banche innanzitutto. A febbraio il governo ha adottato un decreto per modificare il Testo unico bancario ed introdurre anche per i dipendenti degli isituti di credito che ”soffiano” informazioni a Bankitalia le stesse tutele decise ieri dalla Orlandi per chi segnala illeciti o irregolarità.

Il Messaggero