Finisce l’incubo di Meriam a Roma l’abbraccio del Papa

CSI DA PAPA FRANCESCO

ROMA Una storia che da tragedia si trasforma in favola. Due mesi fa la sudanese Meriam Yahia Ibrahim Isha, 27 anni, condannata a morte il 15 maggio per aver scelto la fede cristiana, partoriva Maya in un carcere di Karthoum. Ieri alle 13, in Vaticano, sulla sua fronte, su quelle di Maya, del fratellino Martin (18 mesi) e del marito Daniel, anche lui cristiano, si posavano le mani di Papa Francesco. Da simbolo di un’ingiustizia Meriam diventa – parole del Papa – simbolo «di una bella testimonianza di fede e di costanza». Attraverso di lei il Papa invia un messaggio di «vicinanza» e «solidarietà» a tutti i perseguitati cristiani nel mondo. Parole che commuovono intensamente Meriam che a sua volta ringrazia il Papa per «il sostegno che nella sua vicenda ha sempre avuto dalla Chiesa cattolica». La famiglia sudanese resterà a Roma alcuni giorni poi partirà per gli Stati Uniti (Daniel ha passaporto Usa).
Meriam, ha detto il suo avvocato Mohamed Mostafa Nour, si è lasciata alle spalle «un Paese cha amava molto. Non è partita felice». Ma in Sudan Meriam proprio non poteva restare. Lei cristiana, il marito cristiano e per di più originario del Sud Sudan: una famiglia “perfetta” per finire nel girone dei perseguitati e degli esclusi da una società che ha nella legge islamica, seppur ancora non applicata nelle sue forme più estreme, la sua stella polare. A giugno, dopo che la condanna a morte era stata annullata ed era tornata in libertà, Meriam aveva già provato a partire per gli Stati Uniti ma era stata fermata in aeroporto per presunte irregolarità del passaporto. Dal 26 giugno si erano rifugiati nell’ambasciata Usa a Khartoum e lì, mercoledì pomeriggio, Meriam ha finalmente ricevuto il passaporto valido. 
E dietro quel passaporto c’è stata una sapiente regia italiana con il viceministro degli Esteri Lapo Pistelli che dopo tre settimane di intenso lavorio diplomatico con le autorità sudanesi ha portato a compimento la missione andando personalmente a Khartoum per assistere alla consegna del passaporto e poter annunciare a Palazzo Chigi che a breve si sarebbe imbarcato sull’Airbus dell’Aeronautica militare con Meriam, Maya, Martin e Daniel. E quando, ieri mattina alle 9,30, il jet targato Presidenza della Repubblica italiana ha spalancato il portellone anteriore sulla pista di Ciampino, Pistelli è stato raggiunto dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, accompagnato dalla moglie Agnese, e dal ministro degli Esteri Federica Mogherini. Quattro-cinque minuti di saluti nella pancia dell’Airbus, poi ecco apparire Meriam con in braccio Maya e al suo fianco il viceministro Pistelli che sostiene con un braccio Martin mentre nell’altra mano stringe un biberon. «Oggi è un giorno di festa» si limita a dire un Renzi visibilmente soddisfatto che rende onore a Pistelli per aver «curato con straordinaria qualità questa operazione». «Un gran giorno» sono le parole del ministro Mogherini.
LA FASE FINALE
«Mentre noi facevamo le ultime procedure – ha detto il viceministro Pistelli – lei non sapeva neppure dove sarebbe andata. Siamo partiti alle tre e mezza di notte. Sull’aereo abbiamo parlato molto di latte e pannolini e al suo risveglio Martin ha praticamente smontato l’aereo». Ma il viceministro ci tiene a sottolineare il ruolo dell’Italia in questa vicenda pur senza cedere al trionfalismo, anzi: «Non abbiamo – dice aIl Messaggero – liberato Meriam dall’orco, ne abbiamo facilitato la partenza. Lei e la sua vicenda sono divenuti un simbolo ma nel mondo ci sono casi e situazioni ancora più difficili» (e cita la drammatica realtà dei cristiani in Iraq). «Però – prosegue Pistelli – abbiamo dimostrato che in certe zone, come appunto il Corno d’Africa, l’Italia può svolgere un ruolo importante. Ci muoviamo in uno spirito di amicizia e questo dà i suoi frutti. Con le autorità di Khartoum il dialogo è stato aperto e sincero e loro hanno apprezzato molto il nostro modo di vedere le cose. Sanno che all’Italia sta molto a cuore la stabilità di quelle zone e per questo il credito nei nostri confronti è ampio. Così come è stato ampio anche il credito datoci dagli Stati Uniti che sono stati ben felici di averci al loro fianco come parte della soluzione».

IL MESSAGGERO