FI si ricompatta sulla «responsabilità»

BERLUSCONI

ROMA Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha parlato con Draghi? «E’ una buona cosa». I dati di Bankitalia sono pessimi? «E’ anche per questo che la nostra deve essere un’opposizione responsabile». Oramai la linea è segnata, e anche ieri il leader forzista Silvio Berlusconi ne ha ripetuto i fondamentali ai suoi fedelissimi che gli telefonavano alla spicciolata. Il Cavaliere si è lasciato la giornata libera per accogliere la fidanzata, Francesca Pascale, rientrata per pranzo dalla breve vacanza in Sardegna e che ad accoglierla, oltre al “suo” presidente dimagrito e sereno, avrebbe trovato anche un mazzo di 101 rose bianche. 
Oddio, sereno fino a un certo punto, visto che oramai ripete come un refrain: «Dobbiamo continuare a parlare con Renzi, bisogna andare avanti in questa direzione per il bene del Paese». Chiunque l’abbia sentito, conferma che questo è il suo unico motivo di reale preoccupazione. Mentre il capo dell’esecutivo gira in lungo e in largo l’Italia, alternando visite ufficiali a colloqui privati, l’inquilino di Arcore resta alla finestra, cercando di capire come e se Renzi riuscirà a uscire dall’impasse che abbina debito record e mancata crescita, insieme con conti pubblici tentennanti e il riacutizzarsi periodico delle polemiche con le istituzioni sovranazionali. 
L’OTTIMISMO
«Per l’amor di Dio, le parole del presidente del Consiglio sono di grande speranza nel futuro, e mediaticamente declina ottimismo in maniera perfetta. Ma sempre al futuro semplice, mentre ora bisogna sapere parlare al presente», spiegava ieri una fonte berlusconiana. Ribadendo la strategia del Cavaliere: «Noi non sacrificheremo l’interesse del Paese, pur di mettere ko l’avversario politico, anche se a parti invertite il comportamento del Pd è stato ben diverso». Fa nulla. Se gli interventi di politica economica che saranno proposti da Renzi risulteranno sensati, «valuteremo di volta in volta di appoggiarli». D’altra parte, Berlusconi ha chiara in testa la ricetta economica che può salvare il Paese, e coincide con il programma pidiellino del 2013, che i suoi uomini ora stanno solamente attualizzando. D’altra parte, ha ragionato il Cavaliere con i suoi, in quel piano era anticipato il trend economico che poi si è realizzato. Anzi, quel piano era la diretta conseguenza di quanto accaduto nei due anni precedenti, ha rivendicato l’inquilino di Arcore, ricordando che quando, nel 2011, denunciava la strumentalità dello spread e l’incertezza della ricetta per uscire dal debito mantenendo bassa l’inflazione, aveva ragione: «Come previsto, siamo finiti in una fase di deflazione e recessione». 
IL SEGNALE
La parola d’ordine, dunque, resta: «Collaborare», anche se il capogruppo forzista alla Camera Renato Brunetta gioca a fare la punta di diamante dell’opposizione vecchio stile (ancora ieri “Il Mattinale” parlava di eccessivo mistero nell’incontro tra Renzi e il vertice di Eurotower Mario Draghi) e i fittiani aspettano un segnale dal leader pugliese per rilanciare una battaglia identitaria. E sulle primarie. Nei fatti, alla resa dei conti, il partito si è compattato intorno a Berlusconi che, pure escludendo un governo Pd-Fi, di fatto le larghe intese potrebbe realizzarle di qui a poco sul territorio. L’altra punta dell’iniziativa politica di Berlusconi è il partito che vorrebbe rigenerato da volti nuovi e giovani. Le scadenze elettorali non sono tanto lontane, a cominciare da quelle provinciali che, per la prima volta, vedranno votare soltanto sindaci e consiglieri comunali. E nelle cui liste potrà capitare che convivano democratici e forzisti. Di certo sarà così per la provincia di Torino, per esempio. O, sempre in Piemonte, a Cuneo che, da roccaforte del centrodestra, rischia di trasformarsi in terreno di vittoria del centrosinistra.

IL MESSAGGERO