Expo, scontro tra Maroni e governo

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MILANO Tra ritardi, inchieste e spartizioni di poltrone, l’Expo è ormai una corsa contro il tempo. Mancano 324 giorni all’inaugurazione della grande esposizione internazionale e il presidente della Lombardia Roberto Maroni lancia l’allarme, che suona come un’accusa: «Rischiamo di andare oltre il 30 aprile 2015 senza aver completato le opere. Il governo si dia una mossa, altrimenti Expo è bloccata. I lavori sono bloccati e francamente non trovo un motivo». Un attacco velenoso che innesca repliche decise, a cominciare da quella del premier Matteo Renzi rilanciata dalla Cina: «Piuttosto che sollevare polemiche sterili, il governatore rifletta sulle responsabilità della Lombardia. Il governo, come ho ribadito proprio qui a Shanghai, è determinato a fare di Expo una storia di successo internazionale». No ai «professionisti del pessimismo», avverte.
LAVORI A METÀ
L’orologio ticchetta e la società di gestione dell’Expo deve ancora assegnare gare per circa 200 milioni di euro. L’ultimo rapporto è di maggio e fissa lo stato di avanzamento dei lavori all’80% per la rimozione delle interferenze (cioè la pulizia dell’area) e al 50% per la realizzazione della Piastra, ovvero l’infrastrutturazione di base. Per la costruzione dei padiglioni si sono messe in moto ora le prime squadre di operai, ma mancano ancora i bandi sui servizi (biglietterie, vigilanza e pulizie), sui quali il presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone dovrà vigilare. Maroni irrompe con la sua uscita proprio mentre l’esecutivo sta lavorando al decreto che concederà maggiori poteri al numero uno dell’authority. Il presidente leghista scalpita su twitter: «Ritardo nei poteri a Cantone? Il governo si sbrighi, ogni giorno che passa è un giorno perso senza motivo». Il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi detta i tempi: «Sono d’accordo sul fatto che entro questo venerdì bisogna dare i poteri a Cantone. E li daremo». Il Guardasigilli Andrea Orlando conferma l’anticipazione di Lupi e ribatte: «Credo che Maroni debba stare tranquillo. Magari se si fosse agitato prima, forse più occhi avrebbero potuto evitare di mandare Cantone dopo». In ogni caso, mette in chiaro il ministro degli Interni Angelino Alfano, niente sconti: «Non possiamo fare la brutta figura di consegnare una vetrina sporca o non fare proprio la vetrina. Non possiamo essere il Paese che realizza il grandioso risultato di consegnare opere incompiute o connotate dalla corruzione». Tra chi esorta il governatore a parlare di meno e ad agire di più c’è anche il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina. «Invito il presidente Maroni ad abbandonare le polemiche inutili – dice – e a concentrarsi sulle cose da fare».
LA STRETTA
Non è la prima volta che il governatore, dopo l’inchiesta della Procura di Milano sulle presunte mazzette per gli appalti dell’esposizione, chiede la rapida approvazione del decreto su Expo. Ma il governo si sta apprestando a varare proprio una stretta sulla corruzione. L’intelaiatura degli interventi che l’esecutivo metterà nero su bianco è già a buon punto e potrebbe approdare già nel Consiglio dei ministri immediatamente successivo a quello che venerdì varerà il dl sull’Expo. I tempi, insomma, si preannunciano stretti, anche perché sono in tanti a chiedere un giro di vite a Matteo Renzi, a partire dal vicepresidente del Csm Michele Vietti che ieri, con riferimento anche al dl sull’Expo, ha inoltrato il suo appello: «Basta annunci».

IL MESSAGGERO