Renzi boccia il «fertility day»: per fare figli non servono cartelloni

Matteo Renzi

«Non conosco nessuno dei miei amici che fa un figlio perché vede un cartellone pubblicitario». Matteo Renzi prende le distanze dalla campagna del ministero della Salute sul «Fertility Day», l’iniziativa per sensibilizzare donne e uomini sulla prevenzione dell’infertilità che mercoledì ha scatenato polemiche e dure reazioni sul web. Palazzo Chigi la sera stessa aveva già fatto capire di non aver gradito la campagna ma giovedì Matteo Renzi la boccia apertamente: «Non ne sapevo niente, non l’ho neanche vista. Se vuoi creare una società che scommetta sul futuro e torni a fare figli devi intervenire sulle cose strutturali. La questione demografica esiste, ma la vera questione è un ragionamento complessivo», spiega il presidente del Consiglio parlando a Rtl 102.5 .

La «vera» campagna
Secondo Renzi sono altre le campagne da fare: «Le persone fanno figli se possono finalmente avere un lavoro a tempo indeterminato, investire su un mutuo, avere l’asilo nido sotto casa. Questa è la vera campagna. Abbiamo fatto anche interventi fiscali, ma servono le condizioni strutturali. Litigare su una campagna di comunicazione, non credo sia un tema», sottolinea il premier riferendosi all’iniziativa.

D’Alema-Berlusconi: «Storia di un grande amore»
Il premier è tornato anche su un’altra campagna, che lo vede impegnato, questa sì, in prima persona: quella per il referendum costituzionale. Renzi in particolare si rivolge a due suoi predecessori, Massimo D’Alema e Silvio Berlusconi, entrambi schierati per il No. «Credo che D’Alema abbia tutto il diritto di esprimere la sua opinione, ha avuto in passato opinioni diverse, ha cambiato idea. Chiedetegli perché, ma a me seguirlo mi interessa relativamente. Forse D’Alema e Berlusconi immaginano una grande Bicamerale, sono 30 anni che ne parlano. Tra D’Alema e Berlusconi è la storia di un grande amore che va rispettato», spiega il segretario del Pd, secondo cui la riforma prevede «risparmi» e un Paese «più semplice». «Se c’è qualcuno che crede che al prossimo giro faranno una grande Bicamerale – commenta ancora tornando su D’Alema e Berlusconi -, sono 25 anni che raccontano la stessa cosa, libero di farlo, tanto in Parlamento c’è chi crede alle sirene del Mediterraneo».

Il futuro del Paese e del premier
Il premier infine, parlando a Rtl, continua sulla linea della «spersonalizzazione» della campagna e quindi alla domanda sulle sue possibili dimissioni in caso di vittoria del No, risponde che «questo referendum è sul futuro del Paese e allora smetto di parlare del mio futuro. Chi mi conosce sa nel caso cosa farò ma di me non parlo più». «Non abbiamo pensato alla data del referendum, è un grande tema, ma in questa settimana ho pensato ad altro – ha concluso -. Passerò un po di tempo a raccontare nel merito il referendum».

Corriere della Sera