È morto Licio Gelli, l’ex venerabile della loggia massonica P2

©Riccardo Sanesi/Lapresse
01-11-2008 Firenze Italia
spettacolo
Il venerabile maestro della loggia P2, Licio Gelli, protagonista dei misteri della storia repubblicana, in attesa della nuova trasmissione settimanale dedicata alla sua vita, 'Venerabile Italia', in onda da lunedi' 3 novembre su Odeon Tv in seconda serata, si concede alle domande dei cronisti, alla conferenza stampa di presentazione che si e' tenuta a Firenze.

A 96 anni, è morto Licio Gelli. L’ex venerabile della loggia massonica segreta P2 è deceduto nella sua dimora, Villa Wanda a Arezzo. Gelli era stato ricoverato recentemente in ospedale. Da due giorni le condizioni di salute di Gelli, già precarie, erano fortemente peggiorate tanto da indurre la moglie Gabriela Vasile a ricoverarlo nella clinica pisana di San Rossore da dove era stato dimesso alla fine della scorsa settimana perché giudicato ormai in fin di vita. Dopo un rapido check up all’ospedale di Arezzo che aveva dato lo stesso esito, la famiglia aveva deciso di riportarlo a Villa Wanda dove è spirato. Gelli lascia la seconda moglie Gabriela (la prima Wanda è scomparsa da tempo) e tre figli Raffaello, Maurizio e Maria Rosa. La quarta figlia, Maria Grazia, è morta nel 1988 in un incidente stradale. I funerali si svolgeranno probabilmente giovedì a Pistoia, mentre la camera ardente dovrebbe essere allestita nella chiesa di Santa Maria delle Grazie ad Arezzo, a pochi metri da Villa Wanda.

Le condanne
Condannato per depistaggio delle indagini della strage di Bologna del 1980, per la frode riguardante la bancarotta del Banco Ambrosiano nel 1982 (12 anni), per la loggia P2 (3 anni), Gelli era stato detenuto in Svizzera e in Francia prima di tornare in Italia. Dopo una gioventù di militanza fascista e poi di adesione al movimento partigiano, dopo la Seconda Guerra Mondiale si sarebbe arruolato nella Cia. Diventato direttore commerciale della Permaflex di Frosinone nel 1956, e poi portaborse del deputato democristiano Romolo Diecidue, negli anni 60 si dedicò alla loggia massonica Propaganda 2. Ed è proprio alla P2 che è legato il suo nome, al Piano di rinascita democratica che il politico Francesco Cosentino avrebbe redatto su indicazione dello stesso Gelli. Gelli è stato accusato anche di aver avuto un ruolo chiave nell’Operazione Gladio, una struttura clandestina promossa dalla Nato e finanziata dalla Cia per contrastare l’influenza comunista in Italia.

Lo scandalo P2
Lo scandalo P2 scoppiò il 17 marzo 1981, quando i giudici istruttori Gherardo Colombo e Giuliano Turone, nell’ambito di un’inchiesta sul finto rapimento del finanziere Michele Sindona, fecero perquisire la villa di Gelli a Castiglion Fibocchi (in provincia di Arezzo) e la fabbrica di sua proprietà, che portò alla scoperta di una lunga lista di alti ufficiali delle forze armate e di funzionari pubblici aderenti alla P2: dentro nomi di dirigenti dei servizi segreti italiani, parlamentari, industriali, giornalisti e personaggi facoltosi come Silvio Berlusconi, Vittorio Emanuele di Savoia, Fabrizio Cicchitto, Maurizio Costanzo, l’editore Angelo Rizzoli, il segretario del Psdi Pietro Longo. Licio Gelli scappò in Svizzera, dove fu arrestato mentre cercava di ritirare decine di migliaia di dollari a Ginevra, ma riuscì ad evadere dalla prigione. Fuggì quindi in Sudamerica, prima di costituirsi nel 1987. La commissione parlamentare d’inchiesta costituita per chiarire il ruolo della Pd e di Gelli concluse nell’84 che la loggia era uno «strumento neutro di intervento per operazioni di controllo e condizionamento». Dal 2001 Licio Gelli era in detenzione domiciliare nella sua Villa Wanda di Arezzo.

Corriere della Sera