Due espulsioni E si scatena la rivolta M5S Venti di scissione

BEPPE GRILLO 5

Il fuoco alle polveri lo ha dato come al solito l’incendiario: lui, Beppe Grillo processando sul blog due deputati: Massimo Artini e Paola Pinna. E puntualmente 27.818 iscritti certificati hanno calato la ghigliottina: 69,8% si e 30,2% no. Ma questa volta non è solo una questione di esplusioni: è il Movimento che nel suo insieme rischia di implodere, di dividersi e passare come una cometa su Montecitorio sfrecciando verso il nulla. Molto più di una fronda, una scissione. In 30 hanno firmato: numeri che potrebbero perfino crescere.
Di certo, come direbbe Renzi, una volta che il dentifricio è uscito dal tubetto sarà difficile farcelo rientrare. Se non impossibile. Una rivolta contro il leader, stanco, irritato e irascibile, per il flop delle regionali in Emilia e in Calabria dove il movimento ha registrato un crollo verticale: il calabria è addirittura sparito dal prossimo consiglio regionale, in Emilia si è dimezzato. Per entrambi i deputati è stata decisiva l’accusa di non aver versato sull’apposito fondo creato dai grillini l’indennità parlamentare. Una delegazione di circa 100 ribelli è partita da Marina di Bibbina guidata da Artini per incontrare di persona il leader. Artini, eletto in Toscana, era già finito sotto i riflettori per una storia di mail trafugate e di presunto hackeraggio. Il capo d’accusa stavolta è aver adottato un sistema di rendicontazione personale per intascare 7 mila euro. A tanto ammonterebbe la cresta,Più grave il capo d’imputazione che il tribunale grillino ha contestato a Paola Pinna rea di non versare i rimborsi da 9 mesi.
IL DELIRIO

«È un’esecuzione sommaria», è stato il primo commento della parlamentare, eletta in Sardegna, una dissidente della prima ora. Era riuscita finora a non farsi sventolare sotto il naso il cartellino rosso benchè qualche suo collega l’avesse presa di mira. Sul suo profilo Facebook la Pinna ha pubblicato gli estratti dei versamenti e i bonifici intestati alla Caritas e a un fondo di Stato. I soldi, lei dice, non se li è tenuti, ma non li hanno nemmeno girati al fondo aperto dai grillini per finanziare le Pmi e i giovani disoccupati. E mentre sul web era in corso l’ennesima decapitazione virtuale iniziava il tutti contro tutti. Nello sventolìo di stracci sono spuntati fuori anche mille euro di spese di cancelleria rendicontati e contestati a Luigi Di Maio. Siamo al delirio.
LA BOLLA

Il sindaco di Parma Federico Pizzarotti, più sconsolato del solito, ha rivolto un appello affinché «qualcuno riprenda lucidità e si fermi in tempo», «Non ho sacrificato parte della mia vita – ha aggiunto il primo cittadino – per vedere accadere tutto questo». Lo sfaldamento del Movimento che rischia di evaporare come una bolla diventa ora uno scenario credibile. Il fronte anti-Beppe è vasto. Coinvolge i moderati, tipo Cristian Iannuzzi pronto a criticare il «post vendicativo» di Grillo che «umilia gli iscritti sottoponendoli alla pratica di ratificare una decisione già presa». Samuele Segoni va oltre e attacca il fortino. «Massimo e Paola – si schiera – come molte altre persone, rendicontano, bonificano l’eccedenza al fondo Pmi. Non c’è un rifiuto a priori di utilizzare il sito “tirendiconto”. È stato semplicemente chiesto di avere prima delle risposte ad alcune domande, tra cui: chi è che gestisce ti rendiconto ed i dati sensibili? Lo staff di Grillo, la Casaleggio Associati, una ditta esterna o uno o più parlamentari?». Si aspettano risposte? Il bilancio è in ogni caso sconfortante.
Ventidue parlamentari persi in poco più di un anno e mezzo di legislatura e ben 13 scomunicati, dal web, per voce del Lider Maximo o per verdetto popolare. Senza contare le epurazioni a livello locale che si moltiplicano ormai quasi senza più tenerne il conto. È la Santa Inquisizione a 5 Stelle, quella che la diarchia Grillo-Casaleggio fa lavorare a tutto regime per cercare di tenere a freno la dissidenza e preservare la purezza del pensiero fondativo del Movimento.

Il Messaggero