Draghi: misure straordinarie e lotta contro la disoccupazione

MARIO DRAGHI

Due realtà diverse si sono incontrate ieri sui palcoscenici di Jackson Hole, in Wyoming, dove la Federal Reserve ogni anno invita i governatori delle banche centrali per uno scambio di idee e per dibattere le rispettive strategie. Da un canto, ecco l’economia americana: è in ripresa, anche se col fiato corto. Dall’altro canto, quella europea, decisamente in stallo. Occhi puntati dunque su Janet Yellen, capo della Federal Reserve e Mario Draghi, presidente della Bce. Non ci sono state faville, ma alla fine della giornata è stato chiaro che le rispettive strategie possono divergere ma non sono in un percorso di scontro.
TEMPI INCERTI

Yellen ha parlato dando un colpo al cerchio e uno alla botte, di fatto spiegando che la Fed si avvicina a concludere il piano di sostegno dell’economia consistente negli acquisti di bond, ma continuerà a mantenere i tassi di riferimento bassi fino a che non avrà prove più convincenti che il mercato del lavoro sia stabile e su basi più solide. Dal canto suo Draghi ha riconfermato che la politica monetaria può e deve giocare un ruolo centrale, e che ciò significa una politica accomodante per un periodo prolungato. Draghi, che guarda ovviamente più all’Europa, ha invece esposto e ribadito la propria preoccupazione per lo stato del mercato del lavoro. «La disoccupazione strutturale era già alta nell’area euro prima della crisi – ha ricordato, per poi insistere: Le riforme strutturali nazionali per affrontare questo problema non possono più essere ritardate». Come dire che chi è più in difficoltà, come l’Italia, deve muoversi. E in fretta. Del resto, ha spiegato, la Bce è pronta a fare di più e a ricorrere a misure non convenzionali per la bassa inflazione e la crescita debole, che pesa sul mercato del lavoro con una persistente elevata disoccupazione Insomma, è pronta ad aggiustare la propria politica monetaria a sostegno dell’economia anche al di là delle misure già annunciate in giugno. Ma avverte il presidente: la politica monetaria accomodante è centrale ma non si sostituisce ai governi e alle riforme strutturali nazionali, sulle quali è necessario premere per favorire la crescita e l’occupazione. Le riforme strutturali sul lavoro «non sono più rinviabili». 
L’AVVERTIMENTO

Un avvertimento per spronare i governi ad agire che include anche toni più soft sull’austerity: l’attuale flessibilità delle regole fiscali può anche essere «usata per meglio affrontare la debole ripresa e far posto ai costi delle necessarie riforme» afferma Draghi, sottolineando che le politiche di bilancio potrebbero essere più favorevoli alla crescita. È possibile ridurre infatti – ricorda Draghi – le tasse in modo «neutro», ovvero senza aumentare il deficit, così come è possibile un maggiore coordinamento a livello europeo e come potrebbe essere appropriato «un ampio programma di investimenti pubblici» in linea con la proposta del presidente della Commissione europea. I commenti sugli interventi delle due “star” della giornata si sono subito accavallati: «La signora Yellen ha dato un contentino a tutti – ha spiegato l’economista Phil Orlando -. Ma non si è impegnata su nulla che il mercato non avesse già abbondantemente scontato». Il Wall Street Journal ha notato invece come le parole di Draghi segnino «un allontanarsi da anni di prediche fatte ai governi sulla necessità di ridurre i deficit e apportare riforme economiche pur nel mezzo di un periodo di debolezza economica».
Janet Yellen ha riconosciuto che il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti è sceso più velocemente di quel che non ci si aspettasse: «L’economia ha fatto considerevoli passi avanti nel riprendersi dalla più grande e sostenuta perdita di occupazione negli Stati Uniti dalla Grande Depression» ha esordito. Ma ha anche aggiunto che gli ultimi cinque anni hanno lasciato milioni di lavoratori «ai margini del mercato del lavoro, o scoraggiati o impegnati in impieghi part time» e questi sono dati che non vengono riflessi nelle percentuali dell’occupazione. In una simile situazione, con «il mercato del lavoro che non si è ancora ripeso completamente – ha aggiunto Yellen – non abbiamo indicazioni precise per scegliere quale sia la politica più appropriata, e quindi bisogna essere pragmatici». Tuttavia, proprio sulla politica monetaria, Yellen ha fatto una postilla interessante, aggiungendo che non ci si deve affidare a un unico modello (cioé solo alla questione dell’occupazione) ma bisogna leggere «un’ampia gamma di informazioni studiate nel contesto di un’economia in evoluzione».

Il Messaggero