Doppio attacco a Copenaghen: ucciso il killer presi i complici

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La caccia al killer di Copenaghen è durata 14 ore. Alle 5 di ieri mattina, vicino alla stazione di Norrebro, che gli agenti hanno fatto evacuare, gridano forte: «Omar!». Lui si gira, tira fuori un fucile e comincia a sparare, all’impazzata, come i fratelli Kouachi fuori dalla stamperia di Dammartins, come Amedy Coulibaly, fuori dall’Hypercasher di Vincennes. Come i terroristi di Parigi, Omar Abdel Hamid El-Hussein è stato ucciso sul colpo dalla polizia, dopo aver seminato paura, 2 vittime e 5 feriti.
SPARATORIA CON LA POLIZIA

Gli agenti danesi lo stavano aspettando, sapevano che sarebbe tornato verso casa, nel quartiere ghetto di Mjolnerparken. Ma non sono riusciti a impedire che uccidesse di nuovo, dopo aver ammazzato il regista 55 enne Finn Norgaard, che si trovava davanti al centro culturale di Krudttonden dove si svolgeva un dibattitto su Charlie Hebdo. Un autore di documentari sui giovani immigrati danesi, che dopo la strage a Parigi aveva condannato «il fascismo islamico». A mezzanotte di sabato, Omar El-Hussein attacca di nuovo, questa volta davanti alla sinagoga di Krystalgade, nel centro di Copenaghen. Dentro si sta svolgendo una cerimonia, una Bar Mitsvah, ci sono un’ottantina di persone, tanti bambini. Lo sa bene Dan Uzan, 37 anni, conosciuto da tuti i membri della piccola comunità ebraica di Copenaghen. Padre israeliano, madre danese, è attivo da sempre alla Sinagoga. Giocatore di pallacanestro, laureato in Scienze politiche, è lui da anni che supervisiona la sicurezza.
IL COLPO ALLA TESTA

Sabato sera non è solo: dopo l’attacco al centro culturale, due poliziotti stazionano davanti al luogo di culto. Vedono arrivare Omar, ma non si insospettiscono: è sabato sera in centro, sembra uno dei passanti. Lui si avvicina e tira fuori l’arma quando è a pochi metri. Punta alla testa di Dan, poi spara ai poliziotti. I feriti continuano a lottare, i poliziotti sparano: il terrorista non deve entrare nella sinagoga, altrimenti è una strage. Riescono a farlo fuggire, Dan morirà poco dopo. Ieri una folla di danesi è venuta a raccogliersi e a lasciare fiori per questo «ragazzo buono e insostituibile» come ha detto il rabbino Melchior. Ora si cercano eventuali complici. Ieri diversi appartamenti nel quartiere di Mjolnerparken sono stati perquisiti. Poi, dopo un blitz a un cybercaffè della zona, il Power Play, la notizia di 4 arresti: tra questi, precisano fonti di stampa, «un arabo e un pakistano». La polizia avrebbe anche recuperato materiale informatico. Nessuno conferma il legame con organizzazioni islamiche. L’artista polacca Agnieszka Kolek, presente al dibattito su Charlie Hebdo, ha detto di aver sentito il terrorista gridare «Allah Akbar». Ieri a Copenaghen è arrivato il ministro dell’Interno francese Bertrand Cazeneuve, a portare la solidarietà di Parigi. «Siamo uniti in questa prova» ha detto Cazeneuve affermando «la determinazione a combattere insieme, in seno all’Unione europea, contro il terrorismo».
L’APPELLO

Nello stesso momento, a Parigi, il presidente François Hollande si è recato all’ambasciata di Danimarca. «Gli stessi obiettivi» sono stati colpiti a Copenaghen e a Parigi, ha detto Hollande. «Non è difficile capire che esiste un legame, anche se non una rete, ma una determinazione dei terroristi a colpire quello che siamo, quello che rappresentiamo, i valori della libertà del diritto, della protezione che qualsiasi cittadino, indipendentemente dalla sua religione, deve poter trovare». Proprio ieri, è arrivata la notizia della profanazione di centinaia di tombe del cimitero ebraico di Sarre-Union, in Alsazia. Divelta anche una stele che commemorava le vittime della Shoah. «Un atto ignobile e antisemita», ha commentato il premier Manuel Valls. Da Israele, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ripetuto il suo appello agli ebrei europei a trasferirsi in Israele: «Israele è la vostra casa, il terrorismo dell’Islam estremista ha di nuovo colpito in Europa. Un ebreo europeo è stato ucciso perché ebreo, e questi attentati si ripeteranno».

Il Messaggero