Delusione Inter: eurocrollo

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Uscire fa male, ma ci può stare. Farlo così, però, è triste. Perché l’Inter perde anche in casa col Wolfsburg (1-2), e salvo un quarto d’ora dopo il gol di Palacio, dà una dimostrazione di impotenza e inferiorità. Inferiorità che probabilmente è reale (il Wolfsburg è una signora squadra), ma che bisognava provare a mascherare di più. La beffa è il gol di Bendtner, ex meteora juventina, icona del bomber fuori dal campo, fra modelle e auto di lusso, più che sottoporta. Invece segna pure lui. Nel conto della doppia sfida, ci si potrebbe appellare alla distanza abissale fra le prestazioni dei due portieri (disastroso Carrizo all’andata, monumentale Benaglio qui), ma è una foglia di fico. L’Inter non ha le armi, la testa, la voglia per opporsi al triste destino di un altro anno storto.
TURNING POINT — La partita gira virtualmente al 23’, quando Benaglio toglie dall’angolino basso un’occasione di quelle che Icardi non sbaglia mai. Sullo 0-0, dopo un mezzo miracolo di Carrizo, quel gol avrebbe forse iniettato il turbo nel motore nerazzurro. Magari sarebbe finita allo stesso modo, ma chissà… Invece segna il Wolfsburg, e il motore s’ingrippa: per carità, qualche occasione per passare c’è anche (straordinario ancora Benaglio su Guarin da due passi), ma siamo lontani dall’assalto all’arma bianca. Il gol di Palacio, quando mancano 20’ alla fine della stagione europea, ha il merito se non altro di rilanciare un’azione offensiva che si era inspiegabilmente spenta. Il secondo gol, però, lo fanno gli altri. Per passare non bisognava prenderne nessuno. E alla fine i tifosi contestano (civilmente)forse perché si sentono un po’ “pirla” (per dirla alla Mou), per averci creduto.

BUCHI DIETRO — Le prime avvisaglie che non sarebbe stata una partita perfetta a livello difensivo arrivano presto, troppo presto. Al 6’ Caligiuri colpisce al volo in area: finisce alto, ma era bello solo. Passano altri 180 secondi e Dost in contropiede, su errore della difesa, si trova uno contro uno con Carrizo. L’argentino stavolta esce bene e lo stoppa. Ma tutto sembra dare ragione a Mancini che in Germania, dopo l’andata di chiedeva come avrebbero fatto a non prendere gol a San Siro. Uomini e meccanismi difensivi sono quello che sono. Infatti al 24’ Knoche ha tempo per pensare e trovare il filtrante per De Bruyne: il belga passa fra Campagnaro e Ranocchia, crossa basso di prima intenzione e trova Caligiuri: tiro secco, Carrizo tocca solo, 1-0. Per pensare di fare tre gol serve ottimismo. Per farli senza prenderne altri servirebbe tutt’altra sicurezza, perché il Wolfsburg finché è concentrato continua ad affondare. Poi si rilassa, la dà per vinta, spreca. Ma trova comunque il modo per chiuderla, dopo una sfuriata ai compagni di De Bruyne. Gran giocatore, che ha suggerito per 23 gol dei compagni, in stagione. Gli interisti numeri così se li sognano.

LIMITI — Mancini, senza Shaqiri, parte con due mezze punte sugli esterni: Kovacic e Hernanes in un 4-4-2. Correggerà il tiro nelle ripresa, piazzando il Profeta dietro le punte in un 4-3-1-2. Meglio, basta vedere l’azione dell’1-1, così come va meglio col subentrante D’Ambrosio rispetto a Campagnaro, mai propositivo e nemmeno sicuro in difesa. Ma scelte e schemi a parte, emergono a lungo vecchi limiti. Poco movimento, partenza lentissima dell’azione. Il palleggio fra difesa e centrocampo non è impostazione, è scarico di responsabilità: do la palla a te sperando che tu abbia qualche idea in più su cosa farne. In generale, non ne ha quasi nessuno, anche perché chi dovrebbe accendere la luce, Kovacic, ha perso quella interiore, e sembra svuotato (a 21 anni). Sta diventando un problema. Non l’unico, chiaro. Se Mancini pensa di vincere il titolo l’anno prossimo, ne dovrà risolvere parecchi.
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