De Magistris choc: lascino i giudici, non io

Aula giustizia tribunale toga toghe avvocati giudici

Asserragliato nel suo ”Forte San Giacomo“, Luigi de Magistris promette di resistere al di là di ogni consiglio e riversa la sua bile sui colleghi di un tempo che lo hanno condannato a un anno e tre mesi per l’abuso d’ufficio commesso quando era uno dei pm d’assalto più in vista d’Italia. «Mi chiedono di dimettermi per questa condanna – diceva ieri il sindaco di Napoli in Consiglio comunale – ma guardandosi allo specchio e provando vergogna sono quei giudici a doversi dimettere». Per de Magistris non c’è legge Severino che tenga: «Avverto intatta la mia forza – proclamava il sindaco – e non ci faremo piegare da questa melassa putrida che mette insieme pezzi di uno Stato profondamente corrotto, che cercano di fregarti con procedimenti giudiziari».
Travolto da una bufera che non pare lasciargli vie di scampo, visto l’automatismo della sospensione dalla carica previsto dalla legge, il sindaco reagisce evocando un classico di sempre per Napoli: il complotto di «chi sta lavorando per mettere le mani sulla città». Contro il quale si dice pronto a scendere tra le gente con la fascia di «sindaco sospeso», ma «le dimissioni no. Resisterò e continuerò a difendere questa esperienza che dà fastidio a molti». Infine, parole impensabili per chi è arrivato alla politica con il partito di Di Pietro: «La magistratura non è un moloch di gente per bene, perché ci sono anche fior di delinquenti. Ci sono diversi magistrati collusi e corrotti che non applicano la legge nel rispetto della Costituzione».
Parole oltre il segno per le toghe, in servizio e no. Tra i primi a replicare, il presidente del Senato ed ex procuratore Pietro Grasso: «La legge Severino va applicata, come è stata applicata con altri sindaci, de Magistris sa benissimo che se non dovesse dimettersi ci sarà comunque un provvedimento del prefetto». Fuori dai denti la nota dell’Anm in cui si giudicano «gravi e offensive le dichiarazioni di de Magistris sui giudici che hanno emessa la sentenza. Espressioni di disprezzo verso la giurisdizione, tanto più inaccettabili da un uomo delle istituzioni che per anni ha svolto la funzione giudiziaria». Pollice verso anche dall’amico presidente dell’Anticorruzione, Raffaele Cantone, che «nonostante l’amicizia» dice di «non condividere neanche un po’ le esternazioni di de Magistris». Ma l’effetto più dirompente de Magistris sembra averlo provocato su un fortino dell’anti-severinismo – intendendosi per tale l’avversione agli automatismi della legge della ex Guardasigilli – qual è diventata Forza Italia dopo la decadenza del Cavaliere. Infatti, in una conferenza stampa a Napoli, diversi parlamentari azzurri hanno ingiunto a de Magistris di «dimettersi senza aspettare la sospensione», ricordando che la legge Severino ha già avuto ampia applicazione. E questo mentre Il Mattinale di Renato Brunetta sentenziava: «de Magistris, il giustizialista manettaro per eccellenza cambia idea. Noi siamo garantisti con tutti, ancor di più con i non amici. Ma con de Magistris no. Se ne vada subito!».

Il Messaggero