«Dare speranze con le riforme la priorità dev’essere il lavoro»

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Non bisogna guardare troppo lontano per scoprire la cifra e l’impronta del settennato di Sergio Mattarella: «Rigoroso, ma non fragoroso». Il nuovo capo dello Stato domani, nel discorso davanti al Parlamento, partirà dalle diciotto parole pronunciate appena eletto prima di trincerarsi in un composto e mite silenzio: «Il mio pensiero va alle difficoltà e alle speranze dei cittadini».
E’ questa la traccia fatta trapelare dal piccolo studio nel palazzo della Consulta dove Mattarella, in vista della stesura del discorso d’insediamento, sta «raccogliendo i pensieri», «analizzando i dossier», valutando «i contributi» che ha chiesto ad amici e consiglieri di un tempo. Non a caso ieri ha cercato il contatto con i suoi predecessori. Prima ha telefonato a Carlo Azeglio Ciampi. Poi è andato a far visita a Giorgio Napolitano in via dei Serpenti. Un incontro di poco più di un’ora, durante il quale – fanno sapere dal “transition staff” del nuovo Presidente – Mattarella ha compiuto un primo passaggio di consegne «morale» e «ricevuto utili consigli» da chi al Quirinale è stato ben nove anni.
Ebbene, i pilastri del discorso che il nuovo capo dello Stato redigerà oggi e pronuncerà domani, saranno essenzialmente quattro: «Comune cittadinanza, lavoro, riforme, Europa».
I PUNTI DEL DISCORSO

«Comune cittadinanza», dunque unità e coesione nazionale, come ha voluto segnalare Mattarella con la sua prima uscita pubblica alle Fosse Ardeatine. Poi, attenzione alle difficoltà dei cittadini, in particolare per quelli che faticano ad arrivare a fine mese a causa della lunga stagione di crisi. «In cima c’è la dolorosa e drammatica questione dei senza lavoro», dice un collaboratore del neo-Presidente.
E Mattarella calcherà l’accento sulla necessità di «offrire speranza». «Ma la speranza non va alimentata in modo astratto, creando illusioni vane», trapela dal piccolo studio nel palazzo della Consulta, «ma dando risposte concrete». E queste risposte, sosterrà il nuovo capo dello Stato, dovranno arrivare «proseguendo con decisione sulla strada delle riforme». Un accento che farà la gioia del premier Matteo Renzi, che del «cambiamento» e della lotta ai «conservatorismi» ha fatto il suo chiodo fisso.
Qui si arriva all’Europa. Siccome è ormai evidente, soprattutto dopo la vittoria della sinistra anti-rigore in Grecia, che senza nuove politiche europee improntate alla crescita, la crisi non si sconfigge e non si persegue il benessere dei cittadini, Mattarella lancerà un monito a Bruxelles e alla cancellerie europee. Berlino in testa. Dirà che bisogna dotare l’Unione europea «di una strategia che non miri soltanto al consolidamento di bilancio», come è stato fino a un paio di mesi fa, «ma che intervenga decisamente a favore dello sviluppo economico». Insomma, esorterà a pensare agli interessi dei semplici cittadini e non a quelli di banchieri ed euroburocrati.
Tutti temi riconducibili, appunto, alle ormai famose diciotto parole. Parole cui ieri pomeriggio, uscendo da casa Napolitano, Mattarella ne ha aggiunte altre. Ma non programmatiche: «Sono venuto per salutare il Presidente e a rendergli omaggio e anche per scambiare con lui qualche opinione». Poi di nuovo in silenzio, a piedi, dal rione Monti al palazzo della Consulta.
«SERENO E PREOCCUPATO»

Il nuovo capo dello Stato viene descritto «sereno e preoccupato». Sereno perché è questo il suo stile, «il suo stato d’animo consueto». Preoccupato in quanto «i problemi del Paese sono grandi e grandi debbono essere le risposte». «Ormai Sergio», dice un suo amico che chiede l’anonimato, «sa bene di non essere più un giurista che giudica le leggi degli altri, ma un’alta carica istituzionale che deve con la moral suasion orientare al meglio il lavoro delle Istituzioni. Un’impresa decisamente ardua». Segue osservazione che farà alzare le antenne a Renzi: «Sergio, grazie alle sue conoscenze giuridiche, sarà decisamente attento alla “fabbrica” delle leggi e agli equilibri tra gli organi costituzionali. Osservazioni sulla legge elettorale, l’Italicum? E’ una questione troppo delicata, sarebbe azzardato fornire anticipazioni».
La visita alle Fosse Ardeatine compiuta sabato a bordo di un Panda, appena eletto, offre qualche altra traccia. La sobrietà per combattere l’antipolitica. Il saldo ancoraggio alla tradizione democratica e all’unità nazionale nata dalla Resistenza. La fermezza e la lotta contro il terrore.

Il Messaggero