Dall’Eurogruppo ultimatum alla Grecia

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Se vuole ottenere uno sconto sull’austerità ed evitare il rischio di un’uscita dall’euro, la Grecia deve rispettare gli impegni sulle riforme ed accettare un’estensione dell’attuale programma di assistenza finanziaria prima della scadenza del 28 febbraio. L’Eurogruppo ieri ha indirizzato un ultimatum al governo di Alexis Tsipras, dopo che il ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, ha presentato ai partner europei il piano di Atene per superare lo scontro con i creditori internazionali sul debito. La richiesta greca di un «finanziamento ponte» fino all’estate non ha trovato consensi. La Grecia «può fare ciò che vuole», ma il programma deve essere «portato avanti fino in fondo, oppure non ci sarà alcun programma», ha avvertito il ministro tedesco delle Finanze, Wolfang Schaueble. «Tutte le opzioni sono sul tavolo», compresa l’uscita dall’euro, ha spiegato il lussemburghese Pierre Gramegna, sottolineando che «c’è molta incertezza» dopo che il governo greco ha ribadito la volontà di rinnegare il programma di assistenza finanziaria e la Troika. «Il posto della Grecia è nell’euro», ma «deve rispettare pienamente gli impegni», ha risposto il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici. Dopo un lungo dibattito, «ci sono stati progressi», ma «non abbastanza per arrivare a una conclusione comune», ha detto il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsseblouem. Per il governo Tsipras, «un’estensione del programma non è accettabile».
FALCHI E COLOMBE
Malgrado il muro contro muro, la trattativa prosegue. Nessuno si aspettava un accordo ieri, nonostante il tour europeo della coppia Tsipras-Varoufakis. L’appuntamento decisivo è l’Eurogruppo del 16 febbraio, data ultima per arrivare a un compromesso e permettere ai parlamenti nazionali di ratificarlo. «Nessuno vuole rompere il gioco. C’è la volontà di arrivare a un punto di caduta concordato», spiega una fonte diplomatica ottimista. Ma nessuno è pronto ad accettare un ricatto della Grecia. Per una volta, anche se con toni diversi, falchi e colombe della zona euro si sono trovati dalla stessa parte della barricata, di fronte all’annuncio di Tsipras di voler fare marcia indietro su privatizzazioni e mercato del lavoro, usando la minaccia di un default come arma negoziale. Il ministro delle Finanze austriaco, Hans Joerg Schelling, ha chiesto alla Grecia di «porre fine alle provocazioni». «Quando un popolo esprime un desiderio di cambiamento, qualcosa deve cambiare», ma Tsipras deve rispettare «le regole», ha detto il francese Michel Sapin.
LA TENSIONE SUI MERCATI
Secondo Moscovici, c’è «margine» per discutere, ma non alle condizioni della Grecia. Varoufakis vorrebbe 10 miliardi di finanziamento ponte, grazie all’emissione di titoli a breve scadenza e al trasferimento dei profitti realizzati dalla Bce sui bond greci. L’Eurogruppo è disponibile a fare concessioni minori, solo dopo che la Grecia avrà accettato l’estensione del programma. Una riduzione dell’avanzo primario richiesto ad Atene è possibile, così come una diversa struttura della Troika. Ma «il programma dovrà essere monitorato dalla Troika, anche se non possiamo chiamarla Troika», ha detto Schaeuble. Per Atene, invece, l’attuale programma e la Troika rimangono inaccettabili.
Per il negoziato restano quattro giorni e le posizioni restano distanti. Nel frattempo, le condizioni sui mercati stanno peggiorando, con lo spread sui titoli greci che è tornato a allargarsi e la borsa di Atene che ha perso il 4%. Anche l’ipotesi del finanziamento ponte sta diventando più costosa: il governo ha emesso titoli a 13 settimane con un rendimento al 2,5%, molto più di gennaio. I capi di Stato e di governo ne discuteranno questa sera in un Vertice, ma il presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, vuole evitare uno scontro tra Tsipras e gli altri leader. La palla è definitivamente nel campo greco: o Tsipras rinuncia a buona parte del suo programma elettorale, oppure il primo marzo la Grecia si ritroverà sull’orlo della bancarotta e di una possibile uscita dall’euro.

Il Messaggero