Cyberbullismo: la Camera approva Ora la legge torna in Senato

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L’Aula della Camera ha approvato la legge dopo l’esame degli emendamenti alla proposta di legge per il contrasto al bullismo e al cyberbullismo. Il testo deve ora tornare al Senato, che l’aveva già approvato, poiché è stato modificato a Montecitorio. Positivi i commenti di Telefono azzurro.

Le critiche dei Cinque Stelle
Critiche invece dai Cinque Stelle: «Una buona legge contro il bullismo e il cyberbullismo, approvata all’unanimità dal Senato, qui alla Camera è stata sabotata, sacrificando sull’altare della censura al web proprio coloro che avrebbe dovuto tutelare: i minori». E aggiungono: «La stessa senatrice Elena Ferrara, che presentò la Legge, di fronte alle modifiche apportate alla Camera ha espresso contrarietà, così come numerose famiglie vittime di bullismo o cyberbullismo. Sono davvero troppi gli aspetti negativi inseriti dalla maggioranza nella legge sul cyberbullismo: inizialmente l’applicazione del provvedimento era prevista solo per i minorenni e aveva un’impostazione pedagogico-educativa e di prevenzione. Ora, invece, il provvedimento è stato esteso anche a tutti i maggiorenni ed è diventato prevalente l’aspetto repressivo e di oscuramento del web».

Definito il bullismo
Ma che cosa prevede in sostanza la nuova legge, fatte salve le eventuali modifiche del Senato? Entra per la prima volta nell’ordinamento una puntuale definizione legislativa di bullismo e cyberbullismo. Bullismo è l’aggressione o la molestia ripetuta a danno di una vittima in grado di provocarle ansia, isolarla o emarginarla attraverso vessazioni, pressioni, violenze fisiche o psicologiche, minacce o ricatti, furti o danneggiamenti, offese o derisioni. Se tali atti si realizzano con strumenti informatici si ha il bullismo telematico.

Oscuramento possibile del sito
Chi è vittima di cyberbullismo (o anche il genitore del minorenne) può chiedere al titolare del trattamento, al gestore del sito internet o del social media di oscurare, rimuovere o bloccare i contenuti diffusi in rete. Se non si provvede entro 48 ore, l’interessato può rivolgersi al Garante della privacy che interviene direttamente entro le successive 48 ore. L’oscuramento può essere peraltro chiesto a titolo riparativo anche dallo stesso bullo del web. Dalla definizione di gestore, che è il fornitore di contenuti su internet, sono comunque esclusi gli access provider, i cache provider e i motori di ricerca.

Il prof anti-bulli
In ogni istituto tra i professori sarà individuato un referente per le iniziative contro il bullismo e il cyberbullismo. Al preside spetterà informare subito le famiglie dei minori coinvolti in atti di bullismo e, se necessario, convocare tutti gli interessati per adottare misure di assistenza alla vittima e sanzioni e percorsi rieducativi per l’autore. Più in generale, il Miur ha il compito di predisporre linee di orientamento di prevenzione e contrasto puntando, tra l’altro, sulla formazione del personale scolastico e la promozione di un ruolo attivo degli studenti, mentre ai singoli istituti è demandata l’educazione alla legalità e alla uso consapevole di internet.

Pene più severe
Viene rafforzata l’attuale aggravante per gli atti persecutori online specificandone meglio i contorni. Lo stalker informatico sarà punito con la reclusione da uno a sei anni e analoga pena varrà se il reato è commesso con scambio di identità, divulgazione di dati sensibili, diffusione di registrazioni di fatti di violenza o minaccia. In caso di condanna scatta la confisca obbligatoria di cellulari, tablet o pc.

L’ammonizione
In presenza di reati non procedibili d’ufficio (a condizione che non vi sia querela) il bullo, sulla falsariga di quanto già è previsto per lo stalking, potrà essere formalmente ammonito dal questore che lo inviterà a non ripetere gli atti vessatori. Qualora l’ammonimento cada nel vuoto, la pena viene aumentata. Se l’ammonito è minorenne, il questore lo convocherà insieme a un genitore. Presso la presidenza del Consiglio verrà istituito un tavolo tecnico con il compito di redigere un piano di azione integrato per contrastare e prevenire il bullismo e realizzare una banca dati per il monitoraggio del fenomeno

Dichiarazione dei Diritti in Internet
Intanto la presidente della Camera Laura Boldrini ha annunciato che verrà distribuito agli studenti di tutta Italia che parteciperanno alla inaugurazione ufficiale dell’anno scolastico a Sondrio alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella il testo della Dichiarazione dei Diritti in Internet approvato dalla Commissione per i diritti e i doveri relativi ad Internet istituita alla Camera dei deputati.

La formazione ai diritti e doveri di Internet
L’incontro con il presidente avrebbe dovuto svolgersi il 19 settembre ma è stato rimandato perché il presidente ha partecipato ai funerali di Ciampi. La presidente della Camera ha anche detto che il 17 ottobre sottoscriverà con il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini un protocollo di intesa in base al quale Montecitorio sarà parte attiva nella formazione ai diritti ed ai doveri di Internet.

Le rimostranze dell’Ordine psicologi del Lazio
Nel frattempo, a proposito della legge su bullismo e cyber bullismo, Nicola Piccinini, presidente dell’Ordine degli psicologi del Lazio, ha avvertito: «Nel testo di legge non è presente nulla inerente la psicologia, gli psicologi, l’intervento psicologico». Il 19 settembre, poi, l’Assemblea dei presidenti dei Consigli regionali italiani, riunita a Roma, ha dato mandato al presidente del Consiglio regionale delle Marche, Antonio Mastrovincenzo, di proporre ai Corecom una ricognizione sull’esistenza di servizi di prevenzione e contrasto al cyberbullismo. Il problema viene ormai considerato «emergenza sociale».

Reato di Revenge Porn
Sandra Savino, parlamentare e coordinatrice in Friuli Venezia Giulia di Forza Italia, ha lanciato una proposta di modificare il codice penale e introdurre il reato di “Revenge Porn”, ossia la sempre più diffusa tendenza a pubblicare per vendetta su social o siti, foto o video che riprendono rapporti intimi con l’ex partner. Per chiedere di introdurre il reato è stato presentato un ordine del giorno, accolto dal governo, alla proposta di legge sul “cyberbullismo” in discussione alla Camera. «Le attuali norme», ha spiegato Savino, «in particolare quelle sulla privacy, devono essere adattate all’attualità anche perché il fenomeno non sta regredendo»

Corriere della Sera