«Curia malata, ora esame di coscienza»

>>>ANSA/PAPA IN TERRA SANTA: APPELLO PER PACE E SOSTEGNO AI PROFUGHI

La «curialite» è un virus contagioso. Una brutta malattia. I sintomi sono evidenti. Francesco osserva preoccupato la salute dell’intero sistema, poi elenca tutti gli aspetti patologici, descrivendoli uno per uno, dal più trascurabile al più serio. Monsignori che si credono «immortali» e agiscono come «burocrati indispensabili», altri che sembrano vivere su una nuvoletta, un gradino sopra agli altri e non più al servizio della collettività. Poi ci sono i funzionari d’Oltretevere colpiti dal virus dell’«eccessiva operosità», la loro rigidità spirituale fa perdere di vista la sensibilità umana, esaltano solo «aspetti legati alla pianificazione e al funzionalismo», proprio come se fossero dei banali manager di una multinazionale quotata in borsa. Gente dal cuore di pietra. Esistono persino monsignori malati di «Alzheimer spirituale, avendo perso memoria dell’incontro con Dio, sono diventati sempre più schiavi degli idoli che hanno scolpito con le loro stesse mani».
MAESTRANZE

Il Papa ne ha per tutti. E’ la prima volta che un pontefice raduna tutti i quattromila dipendenti, maestranze comprese, giardinieri, operai, tipografi, ascensoristi, minutanti, usceri, insomma i più umili, per fare gli auguri di Natale collettivi. Lui li chiama «gli ignoti, gli invisibili». E’ a loro che rivolge un discorso destinato a propagarsi a tutti i livelli contrattuali, dal più basso al più alto, senza distinzione tra laici e religiosi. L’appuntamento è per mezzogiorno nell’Aula Paolo VI. Poco prima Bergoglio aveva parlato in Segreteria di Stato ai vertici della curia romana. Entrambe le udienze sono state l’occasione per fare il punto sul cammino di purificazione avviato. All’origine dei mali Francesco individua una carente vita spirituale. «Un cristiano che non si nutre con la preghiera e i sacramenti appassisce e si secca». Come dire che la «curialite» non perdona e può colpire chiunque. Ecco che allora produce arrivisti, persone inclini alla rivalità e alla vanagloria, «quando l’apparenza delle vesti e le insegne di onorificenza diventano l’obiettivo primario di una vita». Altre volte, invece, produce «schizofrenia esistenziale». Da una parte si predica bene, dall’altra si opera male, si vive scissi, due binari distinti tra esistenza pubblica e privata. La «curialite» può risultare contagiosa se non si è abituati a mettere in pratica il Vangelo della carità ogni giorno. Fa nascere lotte di potere, rivalità, spingendo le persone ad accumulare beni. «Ci si ritrova afflitti da una mediocrità esistenziale che poco ha a che fare con la missione di colui che si dovrebbe nutrire solo di spiritualità». La diagnosi è impietosa. 15 i sintomi individuati. Persino il sentirsi parte di un gruppo al di sopra degli altri è un chiaro indice di malattia. «Sono vittime dell’opportunismo che onorano le persone e non Dio». La citazione è del Vangelo di Matteo. Bergoglio non fa nomi, parla in generale, ma non fa sconti. Ad un tratto sembra evocare persino il cardinale Bertone che da poco ha traslocato in super attico in Vaticano. «Ricordo il trasloco di un giovane gesuita che mentre caricava su di un camion i suoi tanti averi si sentì dire da un vecchio gesuita che lo stava ad osservare: questa sarebbe la cavalleria leggera della Chiesa?» Al Papa non piacciono le persone «che vivono il servizio pensando unicamente a ciò che devono ottenere e non a quello che devono dare». Francesco si è espresso con franchezza e libertà, sfoderando sorrisi, analizzando a cuore aperto le storture del sistema. A suo parere serve un mea culpa generale, un girare pagina, una catarsi collettiva. «Non voglio concludere questo incontro senza chiedervi perdono per le mancanze mie e di miei collaboratori e anche per alcuni scandali che fanno tanto male, perdonatemi».
BUON UMORE

Natale è alle porte e Bergoglio invita a dare un taglio a vecchi rancori, vendette personali, ma anche a certe lamentazioni, ai sentimenti negativi, alla pigrizia, alla superbia, alla calunnia. «Io so che alcune volte per conservare il lavoro si sparla di qualcuno per difendersi. Io capisco queste situazioni, ma la strada non finisce bene. Alla fine saremo tutti distrutti tra noi, e questo no, non serve. Piuttosto chiedere al Signore la saggezza di saper mordersi la lingua, per non dire parole ingiuriose, che dopo lasciano la bocca amara». Che fare? Per superare le fasi negative servono buone dosi di buon umore. Il Papa ricorda che esiste persino la preghiera del buon umore. Fu composta da San Tommaso Moro. La recita quotidiana può aiutare: «Concedimi la grazia di comprendere uno scherzo, affinché conosca nella vita un po’ di gioia e possa farne parte anche ad altri».

Il Messaggero