Crollo Mps, aumento da 2 miliardi

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Niente nuovi aiuti di Stato. Nessun intervento delle Fondazioni. E nemmeno fusioni con altre banche. Il Monte dei Paschi di Siena colmerà l’intero deficit patrimoniale da 2,1 miliardi di euro emerso dall’esercizio europeo della Bce, con un aumento di capitale di 2,1 miliardi. Parte delle nuove risorse saranno utilizzate per rimborsare tout court i Monti bond (1,1 miliardi di euro), in anticipo rispetto alla scadenza delle rate (previste per il 2016 e il 2017). La banca senese ha convocato il consiglio per mercoledì 5 solo cinque giorni prima del termine per presentare a Francoforte il piano per chiudere il deficit patrimoniale. Anche il consorzio di garanzia è pronto. Ne faranno parte gli stessi istituti di credito che hanno assistito il Monte nell’aumento da 5 miliardi: Ubs e Citi. A queste dovrebbero aggiungersi Morgan Stanley, Mediobanca, Goldman Sachs, Barclays e Merril Lynch. Tra gli investitori pronti a sottoscrivere l’aumento ci sarebbe una pattuglia di fondi esteri. In testa Kkr, Cerberus e Jc Flowers. Questi fondi e le banche internazionali, che blinderanno l’operazione, hanno posto come condizione, appunto, il rimborso dei Monti bond. La ragione è semplice. In pratica vogliono scongiurare il rischio di avere lo Stato come potenziale socio con il 20 per cento. L’interesse di fondi e banche è comprensibile. In pochi giorni il titolo Mps ha perso il 40 per cento del suo valore e ha multipli molto al di sotto di quelli del settore. Probabile, dunque, che anche gli attuali soci, la Fondazione Mps, Btg Pactual e Fintech, aderiscano alla nuova ricapitalizzazione.
LA STRATEGIA
Nel comunicato diffuso ieri, Siena specifica anche che «il progetto di Capital Plan contiene altresì ulteriori misure non diluitive e non onerose per la Banca, tra cui la cessione di asset finanziari, volte a rafforzarne ulteriormente il profilo patrimoniale, la cui solidità è peraltro già stata attestata dall’ampio superamento dell’Aqr». Il riferimento dovrebbe essere alla vendita, già in fase avanzata, di Consum.it, la divisione di credito al consumo del Monte. In corsa per l’acquisto sarebbero rimasti solo in due, il fondo americano Apollo e Deutsche bank. Così come in cantiere c’è la cessione dei «non performing loans», crediti in sofferenza ai quali è interessato il finanziere Davide Serra con il suo fondo Algebris. Inoltre verrà venduta la tranche residua del prestito Freshes. In totale, dunque, la manovra rastrellerà circa 2,4 miliardi. Ieri mattina nel corso di contatti triangolari con la Banca centrale europea e Bankitalia che ha svolto un ruolo determinante, è stato messo in sicurezza l’istituto senese evitando che oggi in Borsa il titolo potesse tornare sull’ottovolante. Come detto il Monte non chiederà aiuti. E nel comunicato è sottolineato con forza. «Non è allo studio», si legge, «l’esercizio da parte di Bpms della facoltà di conversione anticipata dei c.d. Nuovi Strumenti Finanziari in azioni ordinarie ovvero qualsiasi altra ipotesi che veda il Ministero dell’Economia e delle Finanze intervenire nella forma di nuovi aiuti di Stato, come dichiarato più volte dallo stesso Ministero». Non solo. «Il progetto, si legge ancora nella nota diffusa dalla banca, nel dare tempestiva soluzione al risultato di Ca (comprhensive assessmet, ndr), nel suo complesso consolida il percorso di ristrutturazione approvato dalla CE e già avviato dalla Banca, ad ulteriore sostegno dell’azione commerciale, che procede con regolarità e in linea con i progetti di rilancio e sviluppo programmati»

Il Messaggero