Conte dribbla il futuro «Prima fare la storia Poi penso al contratto»

Antonio Conte

«Se nessuno dopo il “Quinquennio” è riuscito a vincere tre scudetti consecutivi, vuol dire che riuscirci sarebbe straordinario». Va a finire che il mai soddisfatto Antonio Conte sarà arrabbiato per non poter riscrivere fin da subito altri record. Perché è vero che alcuni nuovi primati possono essere ancora stabiliti dalla Juventus tritatutto di questi tempi, ma ce ne sono altri che nel frattempo sono evaporati. Se le cose andranno come devono – leggi: se il contratto tra il tecnico e la società, in scadenza nel 2015, sarà rispettato e magari allungato – ci si riproverà la prossima stagione. In ogni caso (e la si prenda come una provocazione senza cattiveria) la Signora ha già fallito la possibilità di vincere lo scudetto con più turni di anticipo rispetto all’Inter 2006/07 e alla Fiorentina 1955/56: nerazzurri e viola hanno in quelle circostanze festeggiato con cinque turni di anticipo, la Juventus no. Peccato, insomma. E, sempre rimanendo al parallelo con l’Inter di Mancini, questa Juve non potrà fare meglio delle 15 vittorie fuori casa ottenute da Zanetti e compagni: i bianconeri sono al momento a quota 12, ma al massimo potranno aggiungere alla propria collana i successi sul campo del Sassuolo e della Roma.
Sorridere, please. E avanti a caccia di altro. Prima di tutto, come è ovvio, alla famigerata quota 100 punti: ne mancano 13, mica troppi visto il calendario (Bologna, Sassuolo, Atalanta, Roma e Cagliari). A cominciare da oggi con il Bologna, però, «partita di fondamentale importanza», Conte non vede una strada in discesa: «Ballardini qui ha pareggiato due volte negli ultimi due anni, con il Cagliari e con il Genoa», ricorda. E prima dei 100 punti, ci sono altri obbiettivi più immediati: vincere contro il Bologna, contro cui verrà riproposta la coppia d’attacco Giovinco-Llorente (Tevez e Vidal si stanno ancora curando), «per mettere un tassello bello grosso, una grandissima ipoteca sul terzo scudetto» e giovedì concentrarsi sul Benfica che «questa settimana ha vinto la Coppa del Portogallo, sta vincendo in campionato, è in semifinale di Europa League e lo scorso anno arrivò in finale».
Poi si potrebbe pensare a «quota 100», traguardo peraltro mai raggiunto da nessuno. Se non ci si arrivasse, la tappa precedente riguarda ancora l’Inter manciniana fermatasi a 97: ancora più fattibile, ovvio, pur se è vero che nei primi due tornei vinti da Conte la Juve non è riuscita a riprendersi dall’euforia del trionfo. Nel 2012 perse infatti la Coppa Italia in finale contro il Napoli, mentre l’anno passato chiuse con un pareggio casalingo con il Cagliari e una sconfitta in casa della Sampdoria. Siccome però i bianconeri amano esagerare, magari quest’anno finirà diversamente e si prenderà atto di nuovi limiti: la Juve al momento ha raccolto 28 vittorie (come seppero fare i bianconeri del 1949/50), il record della solita Inter è di 30 e quindi a portata di mano. Più complicato invece mettere 22 punti tra sé e la Roma a fine corsa, come invece fecero sette anni fa i nerazzurri (97) sui giallorossi (75). Quanto allo Stadium, da intendere come fortezza inespugnabile, al momento il record parla di 16 vittorie in altrettante partite avendo fatto meglio in un unico campionato anche del Toro 1976: il primato assoluto (21), a cavallo di due campionati, spetta ancora ai granata nei cui confronti la Juve potrebbe ancor più avvicinarsi se di qui a qualche settimana battesse Bologna, Atalanta e Cagliari. Solo allora si potrebbe incominciare a parlare di contratto, perché adesso «è un momento talmente importante che pensare a questioni personali sarebbe una mancanza di rispetto verso i miei calciatori, la società e i tifosi che si aspettano grandi cose». Ma, sia ben chiaro, «con Marotta massima coerenza e piena sintonia».

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