Civati lascia il Pd «Non sosterrò più questo governo» Il gelo dei renziani

Pippo Civati

A «In fondo si tratta della cronaca di una morte annunciata». Si dice addolorato il renziano Dario Ginefra, ma sceglie il titolo del celebre romanzo di Marquez per l’epitaffio al lungo addio di Pippo Civati al Pd. Ultimo di una serie di strappi che datano dall’inizio della legislatura, l’annuncio dell’abbandono del partito e del gruppo alla Camera è stato dato ieri mattina dallo stesso Civati, accompagnato dalla promessa di «non sostenere più questo governo». L’uscita del più coriaceo esponente dell’opposizione interna è stata accolta nel gelo sostanziale della maggioranza renziana e sembra avere in qualche modo preso in contropiede anche l’opposizione interna, nessuno dei cui esponenti ha dichiarato di volerlo seguire nello strappo. Nel suo messaggio postato per gli «elettori del Pd», Civati scrive che non avrebbe voluto «fare questo disastro nel bel mezzo della campagna elettorale, ma non è colpa mia: è stato Renzi a voler aprire lo scontro proprio ora». Il riferimento è alle ultime richieste di fiducia da parte del governo, in conseguenza delle quali Civati afferma di «non sentirsi più rappresentato da questa situazione: non ho più fiducia in questo governo, nelle sue scelte, negli obiettivi che si è dato». Altrettanto verticale la rottura con il Pd che «è ormai un partito nuovo e diverso, fondato sull’Italicum e sulla figura del suo segretario, e in cui chi non è d’accordo viene solo vissuto con fastidio», alla stregua di «una particella di sodio». Le reazioni della maggioranza hanno il sapore di risposte d’ufficio tenute in un cassetto per essere tirate fuori all’occorrenza: «Sono dispiaciuto ma era una decisione preannunciata da tempo», dice il vicesegretario Lorenzo Guerini che aggiunge di «non essere preoccupato» ritenendo che «la minoranza del Pd non seguirà Civati». Meno gelido appare il commiato di Matteo Orfini: «Raramente siamo stati d’accordo, ma se Civati se ne va non è una bella cosa né per lui né per il Pd #Pipporipensaci», twitta il presidente dem. PROGETTO POLITICO In serata a ”Otto e mezzo“ Civati parla del progetto politico a cui la sua scelta prelude: «Un nuovo partito? Ne parleremo solo dopo le regionali». Leader di una nuova formazione? «Per ora mi penso come promotore. Poi il leader lo sceglieremo insieme». L’accoglienza a sinistra? Il coordinatore di Sel Nicola Fratoianni si dice pronto a discutere con Civati di una nuova forza politica a sinistra del Pd e, a questo scopo, «mettere in discussione l’assetto dei nostri gruppi parlamentari e del partito». Meno entusiasti appaiono i commenti degli esponenti dem finora più vicini a Civati: Cuperlo, Speranza, Rosy Bindi si dicono «addolorati» e invitano a non liquidare lo strappo «con una scrollata di spalle», ma nessun accenno a seguirlo nell’uscita dal partito. Per Corradino Mineo, il più civatiano dei senatori, il Pd resta «la trincea in cui combattere». Anche Alfredo D’Attorre promette di «continuare a combattere nel partito fin quando ci sarà un margine per farlo». Enigmatico Stefano Fassina, interrogato su un suo eventuale abbandono risponde: «Al momento non dico nulla».

Il Messaggero