Caos Pd, Renzi gela la sinistra: Italicum e riforme restano così

Matteo Renzi press conference, Rome

ROMA Matteo Renzi chiama quelli che non ci sono gli «sterili» (nella loro polemica anti-segretario) e gli «ingiustificati» (nella loro assenza all’assemblea al Nazareno per parlare di scuola, di Rai e di altro). Ha preso molto male le critiche di Bersani, il capofila degli assenti indignati con lui («Non vogliamo essere dei figuranti»), e su tutte le riforme che l’ex segretario dice di non voler votare l’attuale segretario annuncia che andrà avanti come un treno: «L’Italicum e la riforma del Senato resteranno così come sono. Non le cambieremo affatto».
ESSERCI O NON ESSERCI
Lo scontro è plateale. Il timore della sinistra Pd, non tutta assente alla riunione perchè ecco Damiano, ecco Speranza, ecco Boccia, ma niente Fassina per non dire D’Attorre e Civati, è anche legato alla paura che nel previsto turn over delle cariche ai vertici delle commissioni parlamentari e nel gruppo Pd l’ala bersaniana venga sottoposta a quella che qualcuno esageratamente chiama «pulizia etnica». Insomma, il correntone super renziano Boschi-Lotti e quello catto-renziano Guerini-Delrio più ex margheritici e franceschiniani è sospettato di volere fare il pieno delle poltrone che contano a scapito dei fedeli di Bersani. Il quale spiega: «Spero che queste siano solo dietrologie dei commentatori».
POLTRONE
Verità, illazioni: di fatto, non c’è pace. E quando l’ex segretario all’ora di pranzo esce da Montecitorio e sale sull’automobile, dice: «Dove vado? Certamente non alla riunione al Nazareno». Dove poco più tardi andrà in scena l’Aventino della sinistra dem. «Bersani se n’è ghiuto e soli c’ha lasciato», ironizzano sull’assenza dell’ex segretario alcuni renziani, rispolverando le parole sarcastiche che Togliatti rivolse a Vittorini in rotta con il Pci. «Le polemiche di Bersani sono non utili», esordisce il vice-segretario Guerini. Mentre Renzi sottolinea, in contrasto con chi gli rema contro, i suoi successi e i dati dello spread e via dicendo.
Bersani è sarcastico: «Io gliele ho mandate quattro idee. Non in burocratese, molto brevi. Praticamente ho partecipato alla riunione, no?». La sua partecipazione non-partecipazione è comunque una demolizione di tutto l’operato del premier-segretario, compreso il Jobs Act che «presenta profili di incostituzionalità». Pippo Civati è euforico: «Devo dire che ho apprezzato questo Bersani qui mentre negli ultimi mesi non avevo capito il perché di alcune sue scelte». Altri dissidente, ma partecipante all’incontro del Nazareno, Boccia, alla fine offre qualche apertura: «Un incontro utile, il confronto c’è stato. Lo rifarei con tutti i gruppi parlamentari trasformando le cose che ci diciamo in atti, altrimenti diventa uno sloganificio che non so se serve». Ci sarà scissione? «Io queste cose non le faccio», è l’avvertimento di Bersani. Ma lui e gli altri come lui accusano Renzi di fare riforme di destra. Mentre Renzi potrebbe rispondere parafrasando Eduardo de Filippo: «La sinistra non è il ragù della mamma e basta».

IL MESSAGGERO