Camera, caos M5S: show ed espulsioni E altri tre eletti lasciano il partito

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I deputati grillini ieri sono tornati a mettere a ferro e fuoco l’aula di Montecitorio, dove si discuteva la Legge di stabilità in una corsa contro il tempo per chiudere la partica il prima possibile. Ma se i toni della protesta del Movimento si sono alzati, sono i numeri dei parlamentari a calare. Ieri, infatti, il M5S ha perso altri pezzi, con le dimissioni di due senatori e un deputato.
GLI ADDII

Il primo a dare l’addio, è stato Giuseppe Vacciano, che a Palazzo Madama ricopriva anche il ruolo di tesoriere del gruppo: considerato un fedelissimo della linea grillina, ha deposto le armi deluso dalla nomina del direttorio, con cui Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio hanno inteso smentire una direzione eccessivamente verticistica, alcune settimane fa. Già allora, Vacciano aveva inviato una mail ai colleghi prendendosi un periodo di riflessione che, però, lo ha portato a una scelta estrema: il pentastellato, infatti, avrebbe già consegnato al presidente Pietro Grasso la lettera di dimissioni da senatore, e non soltanto Dal gruppo grillino. «Non ho alcun interesse in altri partiti, gruppi, movimenti, correnti e tanto meno nel continuare a svolgere attività politica di qualsiasi livello – ha scritto su Facebook, spiegando le sue ragioni – le decisioni prese e le scelte organizzative fatte nelle scorse settimane sono distanti da quanto ho sostenuto e per cui ho combattuto in questi anni. Oggi non riesco a identificare in questo Movimento (anche se sono fermamente convinto che rappresenti l’ultima speranza per il Paese) alcuni elementi per me fondamentali, nei quali credo profondamente».
La stessa riflessione fatta dalla collega Ivana Simeoni e dal deputato Cristian Iannuzzi che è anche figlio della senatrice. «Determinate situazioni interne al mio gruppo parlamentare e le ultime votazioni sul blog, mi hanno fatto perdere fiducia nel progetto iniziale a cui avevo aderito con passione e amore, ormai diversi anni fa. Il cambiamento degli ideali fondanti del M5S per me non è ammissibile», ha scritto Simeoni, spiegando le proprie dimissioni da senatrice. Emorraggia continua: sembra che altri dieci parlamentari siano pronti a mollare Grillo.
LA PROTESTA

Proprio mentre nell’aula della Camera i deputati pentastellati occupavano i banchi del governo nel corso del voto sul ddl stabilità, in segno di protesta. Il presidente di turno, Roberto Giachetti, ha prima interrotto la seduta e poi sospeso i deputati indisciplinati. «Non c’è proprio limite al peggio. Se ci riescono, i grillini ragionino e provino a fare opposizione e non show inutili e fintamente muscolari per tentare disperatamente di conquistare un’apertura di tg», è stato il commento del capogruppo democratico Roberto Speranza, duro quanto inascoltato.
LE SOSPENSIONI

Nel pomeriggio, infatti, in aula si sono viste scene analoghe. Dai banchi grillini sono spuntati cartelli con su scritto: «Ladri di pellet» (il riferimento è alla tassazione sul combustibile naturale), mentre i deputati tentavano nuovamente di occupare i banchi del governo. «Non c’è nulla di eroico», ha commentato la presidente dell’aula Laura Boldrini che, dopo aver provato inutilmente a ripoRtare la calma, ha scelto di espellere, a più riprese, i parlamentari dissenzienti.

Il Messaggero