Bus e treni, tariffe a rischio raddoppio

ATAC

ROMA La cura del commissario alla spending review, Carlo Cottarelli, non passa solo per tagli di spesa. Nel menù dell’ex direttore del fondo monetario internazionale ci sono anche aumenti delle tariffe dei servizi pubblici locali, soprattutto quelli che riguardano il trasporto. E si tratta, se i «consigli» dovessero esser recepiti da Matteo Renzi, di ritocchi consistenti, che potrebbero portare in alcuni casi fino al raddoppio del costo dei servizi per i cittadini. I trasferimenti alle partecipate locali, spiega Cottarelli nelle sue slides, sono «elevati». Troppo elevati. Secondo le banche dati del ministero dell’economia e delle finanze, le società municipalizzate perdono nel loro complesso ogni anno qualcosa come 2 miliardi di euro. E questo nonostante dalle casse di Comuni, Regioni e Stato arrivino trasferimenti per 13 miliardi di euro l’anno, cinque dei quali solo di sussidi da parte dello Stato centrale al trasporto pubblico locale. Se a questi 13 miliardi si sommano gli altri trasferimenti a carico della casse pubbliche, ossia altri 3 miliardi di euro, il peso di queste aziende sulle spalle dell’erario arriva a ben 18 miliardi di euro. Una situazione difficilmente sostenibile. «Nel trasporto pubblico locale», osserva Cottarelli, «la copertura dei costi con le tariffe è del 22%, contro il 50-60% in Europa». Ergo le tariffe devono aumentare. Ma se si volesse portarle a livello degli altri paesi del vecchio continente significherebbe più che raddoppiarle. Ma per il commissario alla spending review non ci sono molte altre strade. «Già nel 2014», scrive, «risparmi sarebbero possibili aumentando le tariffe del trasporto pubblico locale e riducendo i costi di amministrazione delle partecipate».
DOVE SI TAGLIA
La ricetta, ovviamente, non vale soltanto per bus, metro e treni. Il discorso si estende anche a rifiuti ed acqua, anche se in questo caso non si fanno cifre precise. Anche per le Ferrovie il commissario prevede un aumento delle tariffe a fronte di una riduzione degli aiuti che lo Stato eroga. Aiuti che, secondo il documento della spending review, sarebbero del 55% più alti della media con un esborso annuo «in eccesso» di 3,5 miliardi di euro. Per quanto riguarda le società municipali che non forniscono servizi pubblici, invece, la proposta di Cottarelli è netta: «vanno chiuse». Sempre sul fronte delle chiusure, le slides contengono una lunga serie di enti considerati «inutili» che nelle intenzioni del commissario dovrebbero cessare la loro attività. Oltre al Cnel, ce ne sono elencati un’altra ventina, dall’Enit (l’ente di promozione del turismo), all’Ice (l’istituto per il commercio estero contro la cui soppressione si è già schierata Confindustria), l’Isfol, l’Aran e l’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici. Nella lista poi, ci sono anche le sedi regionali della Rai. Dalla polizia, alla difesa, al pubblico impiego, ieri è stata una giornata di proteste man mano che venivano a galla le proposte di taglio del commissario Cottarelli. Le associazioni dei disabili hanno protestato contro il taglio alle pensioni di invalidità. Il Cocer ha chiesto immediatamente di essere ascoltato sui risparmi della difesa. Giovanni Centrella dell’Ugl ha detto senza mezzi termini che la spending review sarà «un campo di battaglia». Il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, ha chiesto di non effettuare tagli lineari. Silvestre Bertolini del Cida ha detto che le pensioni non possono essere considerato un pozzo senza fondo dal governo. Il Siulp, il sindacato della polizia, ha parlato di «sforbiciatori improvvisati». Sugli esuberi nel pubblico impiego il coro di «no» delle organizzazioni dei lavoratori è stato praticamente unanime. La strada di Matteo Renzi parte decisamente in salita.

 

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