Bruxelles all’Italia: correggere il deficit Possibile intervento fino a 3,2 miliardi

EUROPA UE BRUXELLES

L’Italia deve trovare tra 1,6 e 3,2 miliardi in più entro il 23 gennaio, con una manovra aggiuntiva oppure convincendo i partner europei che le riforme avranno un impatto analogo sui conti del 2015. Dietro al linguaggio tecnico-diplomatico, in sostanza è questa la richiesta avanzata ieri dall’Eurogruppo, dopo che i ministri delle Finanze della zona euro hanno confermato il giudizio della Commissione sulla Legge di Stabilità. Per l’Italia c’è un «rischio di non conformità con gli obblighi del Patto di Stabilità e Crescita»: sono «necessarie misure efficaci per permettere un miglioramento dello sforzo strutturale», dicono le conclusioni adottate dall’Eurogruppo. Le cifre della Commissione sono state confermate. Lo sforzo di bilancio strutturale previsto dalla Legge di Stabilità sarà «dello 0,1% del Pil contro lo 0,5% richiesto» dal Patto. Una deviazione dello 0,4% del Pil, teoricamente, implicherebbe una manovra da quasi 6,5 miliardi. Ma, giocando sulla flessibilità prevista dalle regole attuali, la Commissione è pronta ad accettare una correzione dello 0,1-0,2%. «Lo scarto deve essere ridotto», ha avvertito il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici: «Ci sono misure addizionali che devono essere prese. Sappiamo tutti cosa succederebbe se le regole non venissero rispettate». Il pericolo è che in marzo la Commissione avvii le pratiche di una procedura per deficit eccessivo. Per il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, «è una questione di credibilità. Abbiamo detto che a marzo servono misure nuove, speriamo che le discussioni siano costruttive, che le misure siano prese e le regole rispettate».
LE CONCLUSIONI
In realtà, la versione finale delle conclusioni dell’Eurogruppo sono state annacquate rispetto alle bozze, che includevano esplicitamente le richieste ai singoli paesi. Contestando i calcoli della Commissione, la Francia ha minacciato di votare contro il documento iniziale che indicava la necessità di una manovra aggiuntiva pari allo 0,5% del Pil. In cambio, la Germania ha ottenuto che venisse cancellato l’invito a spendere di più per gli investimenti. Alla Francia, che è sotto procedura per deficit eccessivo, è stato comunque chiesto di adottare «misure addizionali», se vuole evitare sanzioni finanziarie a marzo. «Tutte le opzioni sono sul tavolo», ha ricordato Moscovici. Il commissario agli Affari economici ha dato una scadenza entro la quale gli Stati membri devono comunicare nuovi dati e informazioni: il 23 gennaio è la data limite e «il lavoro deve essere fatto prima», ha spiegato Moscovici. Ma, almeno per l’Italia, Dijsselbloem ha lasciato aperto uno spiraglio. Il governo può presentare «nuove misure» oppure deve convincere la Commissione che quelle contenute nella Legge di Stabilità sono «efficaci» per ridurre lo scarto tra lo 0,1% e lo 0,5% sull’aggiustamento strutturale.
L’Eurogruppo del resto ha riconosciuto che le «circostanze economiche sfavorevoli e il tasso di inflazione molto basso» hanno reso più difficile per l’Italia ridurre il debito pubblico. Ma il suo alto livello rimane una «preoccupazione» per Bruxelles. L’Italia si è impegnata a «usare entrate inattese e risparmi di spesa non previsti nel 2015» per andare incontro alle richieste di Bruxelles e a rafforzare il programma di privatizzazioni «per portare la ratio debito/Pil su un percorso di discesa». Dall’Eurogruppo, invece, è arrivato pieno sostegno per «l’impegno dell’Italia di affrontare le debolezze strutturali dell’economia» e l’incoraggiamento ad attuare «l’agenda di riforma ampia e ambiziosa» contenuta nella lettera inviata dal ministero dell’Economia, Pier Carlo Padoan, alla Commissione il 21 novembre 2014.

Il Messaggero