Bombe dalla Libia su una nave turca

libia_3

Un mercatile turco è stato bombardato ieri dalle forze del governo libico di Tobruk. Un ufficiale è deceduto e alcuni membri dell’equipaggio sono stati feriti. La nave è stata colpita da fuoco aereo e, sebbene danneggiata, è riuscita a riprendere la navigazione allontanandosi dalle coste libiche. Questa la ricostruzione dell’episodio, ma la vicenda, che ha provocato gravi reazioni da parte di Ankara, è ancora tutta da chiarire. Differenti sono infatti le versioni fornite dai due governi, quello di Ankara e quello di Tobruk, e non è chiaro se la nave si trovasse in acque internationali o libiche e quale fosse la sua ultima destinazione. La Turchia, bollando l’atto come «atroce», sostiene che l’imbarcazione si trovasse a circa tredici miglia nautiche (ventiquattro chilometri) dalle coste libiche al momento dell’aggressione aerea. Il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu ha dichiarato che la nave Tuna 1 , battente bandiera delle Isole Cook ma di proprietà della società turca Arda Grup, è finita sotto attacco mentre si trovava in rotta per Tobruk con un carico di cartongesso proveniente dalla Spagna.
Il colonnello Mohamed Hejazi, portavoce dell’Operazione Dignità (guidata dal generale Khalifa Haftar), ha invece dato un’altra versione dei fatti: la nave sarebbe stata bombardata nelle acque nazionali libiche a circa dieci miglia nautiche dalla città di Derna (in mano alle milizie dello Stato Islamico). «Li avevamo avvisati di non avvicinarsi al porto di Derna», ha aggiunto il colonnello, riferendo inoltre che il comandante della nave si era rifiutato di far salire a bordo militari libici al fine di ispezionarne il carico.
I PRECEDENTI
Non è la prima volta che le forze armate del governo di Tobruk, guidate dal generale Haftar, colpiscono mercantili civili. Lo scorso gennaio infatti, un caccia bombardò una nave cisterna greca, uccidendo due membri dell’equipaggio sempre nelle acque antistanti alla città di Derna. Nei giorni scorsi una nave battente bandiera maltese (ma gestita dalla National Oil Corporation libica con sede a Tripoli), riuscì ad attraccare consegnando carburante per la locale centrale elettrica. Anche questa nave era partita dalle coste turche. La Turchia, insieme al Qatar, viene accusata da più parti di appogiare il governo di Tripoli, sostenuto da gruppi islamisti, dalle milizie di Misurata e dalle minoranze (berbere e tuareg) in lotta con l’omologo di Tobruk (appogiato invece da Egitto e Emirati Arabi esternamente, mentre sul terreno da parte dell’esercito regolare e dalle milizie Wershafana, di Zintan, da gruppi autonomisti e dalla minoranza dei Toubu) per il controllo del Paese.
TENSIONE CON ANKARA
Le autorità turche, che hanno annunciato vie legali per vedere riconosciuti i propri diritti e ottenere risarcimenti, non hanno però rivolto accuse circa la provenienza dell’attacco, anche se è pacifico che sono state le forze aeree di Tobruk. Lo scorso febbraio il premier internazionalmente riconosciuto della Libia, Abdullah al Thani, aveva deciso di interrompere le relazioni con Ankara proprio a causa del suo presunto sostegno a gruppi ribelli islamisti attraverso l’invio di armi, cacciando dal Paese le aziende turche. La Turchia in risposta, aveva richiamato il suo ambasciatore dalla Libia.
ACCORDI E DISACCORDI
Intanto sul terreno si manifestano timide azioni di riconciliazione, come quella avvenuta nei giorni scorsi nella cittadina di Zawiah, con uno scambio di prigionieri tra Misurata e Zintan e attraverso una serie di incontri tra delegazioni tribali e colloqui come successo a Sabratah tra Zintan e notabili locali. Tripoli da parte sua condanna l’attacco al cargo turco, compiuto dal «criminale ricercato Khalifa Haftar», mentre il sindaco di Misurata è appena rientrato dagli Emirati Arabi Uniti proprio per cercare di spezzare il sostegno militare al generale libico.

Il Messaggero