Berlusconi lancia un’opas su Raiway Stop del governo: resti pubblico il 51%

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La decisione del cda di Mediaset – resa nota nella prima mattinata di ieri – di procedere, attraverso la controllata Ei Towers, all’offerta pubblica di acquisto e scambio (opas) di Raiway ha scatenato l’allarme di buona parte del mondo politico, ad eccezione di Forza Italia. Il primo a mettere i paletti nei confronti di «un’offerta incomprensibile» è stato il dem Michele Anzaldi, sottolineando che il governo, al momento della quotazione in Borsa di parte del capitale di Raiway, ha stabilito che il 51% della società resterà saldamente in mano pubblica. Il segretario della commissione di Vigilanza ha quindi che «si fatica a comprendere la mossa di Mediaset che vorrebbe acquisire il 66,6% di Raiway. Così – conclude Anzaldi – si crea solo confusione o, peggio, si rischia qualche illecito». Il timore di veder finire nelle mani della principale concorrente della Rai la società che gestisce le torri di diffusione dell’azienda di viale Mazzini, è l’argomento comune a tutti gli esponenti del Pd contrari alla vendita, per la quale la holding di Silvio Berlusconi sarebbe disposta a sborsare fino a 1,2 miliardi. Gli onorevoli dem Peluffo, Verducci, Cantini, Fornaro, tutti membri della Vigilanza, chiedono anche un intervento dell’Antitrust per verificare la legittimità dell’operazione, mentre Pier Luigi Bersani sceglie l’ironia per schierarsi contro l’iniziativa del Biscione: «Prima Mondadori vuole acquistare Rcs, poi Mediaset Raiway, ora mi aspetto che il Milan compri l’Inter».
Diversa l’analisi della vicenda condotta dal M5S, che nell’opas Mediaset vede la continuità del «patto segreto tra Renzi e Berlusconi, perché una risorsa pubblica, messa frettolosamente sul mercato, possa essere fagocitata da Mediaset». Questa l’accusa – a cui si unisce il capogruppo di Sel Arturo Scotto – dei membri grillini della commissione Trasporti e telecomunicazioni della Camera.
IMPORTANZA STRATEGICA
Stante la situazione che, almeno fino a ieri, presentava più di un lato oscuro, è stata una nota del ministero dello Sviluppo economico a cercare di fare chiarezza. Osservato che «la quotazione di Raiway in borsa si è rivelata un successo, che ha fatto uscire la società dall’immobilismo in cui era confinata», il ministero di via Veneto ribadisce che, «considerata l’importanza strategica delle infrastrutture di rete, il Consiglio dei ministri ha stabilito di mantenere in capo a Rai una quota del capitale non inferiore al 51%». Poco dopo, da viale Mazzini, si rendeva noto che l’opas di Ei Towers non è «né amichevole, né sollecitata», inoltre presenta una serie di problemi che alla luce dell’attuale legislazione non ne consentono la realizzazione. Premesso che a pronunciarsi sull’operazione sarà la stessa Raiway, la nota della Rai annunciava che l’opas «sarà oggetto di una doverosa informativa» del dg Gubitosi, nel cda di oggi.
Unanimi le organizzazioni sindacali, dalla Cgil all’Usigrai alla Fnsi, nel chiedere una «definitiva regolazione dei conflitti di interessi» presenti nel mondo dell’informazione, era invece FI a dire la sua su un tutt’altro registro. Per Altero Matteoli, infatti, la vicenda Raiway è da leggersi nel quadro di «una sinistra che, per odio politico verso Berlusconi, dopo avergli impedito di svolgere appieno la sua legittima attività politica, vuole ora impedirgli anche l’esercizio di quella imprenditoriale».

Il Messaggero