Berlusconi: io terrò fede al patto ma se aprono a Grillo salta tutto

BERLUSCONI

ROMA «Si vedrà in aula…»: così, in maniera sibillina, i malpancisti forzisti ieri dribblavano le domande sulla strategia che adotteranno dopo il “no” di Silvio Berlusconi a insistere sull’elettività del Senato. Fedeli alla consegna del silenzio, almeno fino a oggi, quando la sentenza d’appello del processo Ruby non sarà pronunciata. «Qualunque essa sia, non avrà alcuna influenza sulla riforma costituzionale: il patto del Nazareno è blindato», hanno sottolineato fonti vicine al Cavaliere, che ieri ha seguito con attenzione lo streaming tra Matteo Renzi e il M5S, aggrottando le ciglia quanto il leader democratico non ha escluso una trattativa sulle preferenze. «I patti vanno rispettati da entrambe le parti, e se Renzi apre alle preferenze allora il banco salta», ha ripetuto ieri, teso ma speranzoso nell’esito del verdetto, confortato dai suoi legali che confidano in meglio, anche se i fedelissimi non sembrano particolarmente ottimisti. «E’ sempre il tribunale di Milano, se va bene gli toglieranno due o tre anni», ragionano.
DIALOGO CON I MALPANCISTI
E se nel tardo pomeriggio Berlusconi è partito dalla capitale alla volta di Arcore, oggi si terrà lontano dall’aula di giustizia dove si decideranno le sue sorti: in mattinata sarà a Cesano Boscone per svolgere il sevizio civile, e poi a casa con i figli e la fidanzata Francesca Pascale. I dolori di Forza Italia, in questo momento, sono dunque l’ultimo dei suoi pensieri. «Sulle riforme si va avanti comunque, ho dato la mia parola a Renzi. Non potete tradirmi in questo modo, in un momento così delicato della mia vita», è il messaggio affidato ai suoi emissari che contattano oramai quotidianamente (e singolarmente) i malpancisti, e che gli raccontano di un timido dialogo con il fronte del dissenso. L’annullamento dell’annunciata autoconvocazione, mercoledì scorso, è stata interpretata come un segnale distensivo. Ieri Saverio Romano, da Montecitorio, escludeva convinto «qualsiasi ipotesi di scissione», mentre l’europarlamentare Raffaele Fitto, capofila della dissidenza, ha ignorato l’accusa rivoltagli dal capogruppo al Senato Paolo Romani, di «pretendere una discussione sul tasso di democrazia nel partito», che è «al di fuori del percorso delle riforme». 
TREGUA IN BILICO
Una tregua che, però, non è una pace. Denis Verdini continua a mediare tra Berlusconi e Fitto, e ancora ieri suggeriva: «Esprimete il vostro dissenso, dite in aula che non siete d’accordo, ma alla fine votatele, confermate al Cavaliere la vostra fiducia». Ma Fitto da quest’orecchio provo non ci sente. Con Verdini come con i suoi uomini, continua a ripetere che in discussione non è il percorso di riforma, bensì il Senato non elettivo. Ieri il suo cellulare non smetteva di squillare, e a tutti l’europarlamentare pugliese ricordava quanto messo nero su bianco nella sua lettera aperta al Cavaliere, guardando un passo oltre la riforma costituzionale: il patto del Nazareno comprende il ddl in discussione ma anche la legge elettorale che era partita dal modello spagnolo, poi è diventata l’Italicum e ora «vogliono metterci bocca anche i grillini, sempre con scelte unilaterali del Pd» che, a detta di Fitto, ha sempre fatto muro contro le proposte di Forza Italia. 
IL CONTINGENTAMENTO
E ora, a preoccupare il fronte del “no”, ci sono anche i tempi di approvazione. Con quasi ottomila emendamenti da discutere e votare, la parola «contingentamento dei tempi» aleggia minacciosa, sebbene nessuno l’abbia ancora pronunciata. E i malpancisti, impossibilitati a dichiarare per scelta tattica, si sono concentrati sui lavori dell’aula. 
E su un calendario che è peggio di un girone infernale. «E’ chiaro che ci sarà un tentativo di accorciare i tempi del dibattito, perché con ottomila emendamenti potrebbe trascorrere anche un mese», è la previsione condivisa dai dissidenti. Che, se passasse questa linea, si sentirebbero autorizzati a reagire. Come? C’è chi pensa ad abbandonare sobriamente l’aula, ma i più hanno un altro piano: «Senza confronto occuperemo l’aula a difesa dell’elettività dei senatori». Come i 5 Stelle dei tempi d’oro. Sempre che non ci siano delle defezioni. I numeri del fronte del “no”, infatti, restano insondabili, e la chiamata a una «pausa di riflessione» lanciata alla Camera da Renata Polverini non è rimasta inascoltata. Di certo, da lunedì si ballerà.

IL MESSAGGERO