Bce, Draghi prende il bazooka e lancia l’acquisto di titoli per mille miliardi

MARIO DRAGHI

Il bazooka di Mario Draghi alza il tiro e punta al bersaglio grosso: fino a 1000 miliardi di euro per comprare in tranche mensili di 50-75 miliardi, titoli di Stato di quasi tutti i paesi dell’eurozona, pur dovendo rispettare una serie di paletti. Non solo: nella rete potrebbero finire anche bond corporate a cinque stelle. L’ammontare potrebbe superare le aspettative perchè nella cena di ieri finita a tarda ora, si sarebbero consolidate le condizioni. Innanzitutto la nuova flessibilità del governatore della Banca centrale finlandese Erkki Liikanen. Ieri, durante la riunione informale del consiglio della Bce inziata alle 14, il banchiere scandinavo avrebbe sorpreso Draghi e molti altri governatori appartenenti alla maggioranza favorevole da tempo al Quantitative easing, cioè all’acquisto di titoli di Stato per iniettare liquidità sul mercato e fermare il declino in atto verso la deflazione, cioè la non crescita. Liikanen, come già fece a marzo 2014, pur con molti distinguo, avrebbe fatto una timida apertura verso l’adozione di azioni di stimolo monetario in direzione della «dell’aumento della crescita potenziale» che è la sfida-chiave dichiarata dal presidente della Bce ormai da oltre un anno.
I TERMINI DELLA MEDIAZIONE
Oggi alle 9, quando Draghi aprirà la riunione del Governing Council (consiglio direttivo) più importante degli ultimi anni, i giochi potrebbero essere quasi fatti. Su 25 membri, votano solo in 21: siccome i paesi aderenti hanno superato 18 con la Lituania, viene introdotto un criterio a rotazione per cui uno dei cinque grandi e tre dei piccoli, saltano il giro. Questa volta tocca a Luis Maria Linde (Spagna), Ardo Hansson (Esponia), Patrick Honovan (Irlanda). Alle 14,30 il presidente potrà annunciare, durante la conferenza stampa, l’avvio del piano di acquisti dei titoli di quasi tutti i principali paesi dell’eurozona: il messaggio potrebbe spiazzare i mercati facendo schizzare all’insù i listini. Del resto, subito dopo l’Epifania il banchiere italiano, ampliando un concetto reso noto in dicembre, aveva cominciato ad arare il terreno: la Bce è pronta a riconsiderare l’impatto delle misure già adottate e può aggiustare «le dimensioni, il ritmo e la composizione». E facendo quasi una fuga in avanti, ha precisato che «l’acquisto può riguardare una varietà di attività, tra queste anche titoli di Stato». Infatti la mediazione faticosamente confezionata per ridurre al minimo l’opposizione del fronte guidato da Jens Weidmann, interprete dell’ostracismo del ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble verso il Qe, potrebbe riguardare fino a 1000-1.100 miliardi di liquidità fresca, in parte per acquistare titoli di Stato investment grade, quindi di quasi tutti i paesi, tranne Grecia, Cipro e Portogallo. Gli acquisti dovrebbero avvenire in tranche mensili di 50-75 miliardi fino al 2016 quando si spera che l’inflazione possa risalire fin sotto il 2%. Per superare le resistenze di Weidmann, dell’olandese Klaas Knot, della tedesca Sabine Lautenschläger, del lussemburghese Yves Mersch, Draghi potrebbe interrompere gli acquisti al verifircarsi di una serie tassativa di eventi. E un’altra soluzione per stemperare le resistenze dei riottosi sarebbe l’allargamento del portafoglio anche a titoli corporate bollinati, in modo da attenuare il rischio. Insomma si profila uno stimolo monetario che sia «un messaggio in una nuova direzione» per la crescita, come ha auspicato ieri da Davos Matteo Renzi, che fa rimette in moto lo scenario del piano Omt di qualche anno fa, attuato da Draghi con acquisti anche su bond italiani.

Il Messaggero