Bankitalia: «Le nostre banche sono solide e ora più credibili»

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Poteva andare peggio. Seppure quattro banche sulle 13 bocciate in Europa sono italiane (due comunque prontamente riammesse) a causa di 2,9 miliardi di deficit patrimoniale, Bankitalia è riuscita a contenere i danni anche se negli organismi decisionali la battaglia dev’essere stata dura. «Un risultato rassicurante, per noi non inatteso. Emerge un sistema nel suo complesso solido, in grado di finanziare economia e con maggiore credibilità», ha detto ieri Fabio Panetta, vicedirettore generale di Bankitalia, durante la conferenza stampa tenuta con il dg Salvatore Rossi e il capo della Vigilanza, Carmelo Barbagallo, svoltasi subito dopo quella della Bce. I banchieri ne sono convinti e lusingati. «Non posso non condividere il pensiero del vicedirettore generale di Bankitalia», commenta Pierfrancesco Saviotti, ad del Banco Popolare, «i risultati sono chiari: il tanto vituperato sistema nazionale ha dimostrato di essere più solido di quanto comunemente si pensi. Ed il Banco ne è una chiara rappresentazione».
Nel sottolineare i risultati nel complesso soddisfacenti, Panetta ha lasciato trasparire la non completa soddisfazione sulle modalità con cui gli esami, specie gli stress test, sono stati condotti. C’è stata uniformità di giudizio tra i Paesi, oppure Germania e altri hanno avuto un trattamento di riguardo? «Non conosco le modalità dell’esercizio costruito in alcuni paesi», la risposta diplomatica di Panetta. «Il conto poteva essere più salato – ha aggiunto – a causa dello scenario sfavorevole pensato per gli istituti italiani». D’altro canto, «nessuna banca italiana ha avuto un deficit dagli esami sugli attivi», ha osservato il banchiere che fa parte del Supervisory board della Bce. Inoltre, lo scenario avverso del test per l’Italia ha una probabilità «molto vicina allo zero». «I sistemi bancari e finanziari di vari paesi dell’area euro hanno beneficiato negli anni scorsi di cospicui interventi da parte dei governi: quasi 250 miliardi in Germania, 60 in Spagna, circa 50 in Irlanda e Paesi Bassi, poco più di 40 in Grecia, circa 19 in Belgio e Austria e quasi 18 in Portogallo. In Italia il sostegno pubblico è stato di appena 4 miliardi», fa notare la nota di Bankitalia. «Si spiegano così gran parte delle differenze con altri Paesi», ha evidenziato Panetta. «E’ un motivo di vanto: se ci avessero detto, qualche anno fa, che nelle condizioni terribili registrate in questi anni, le banche italiane sarebbero rimaste non solo in piedi ma anche con un sovrappiù di capitale senza aiuti statali, saremmo stati increduli». Per coprire i 2,9 miliardi di carenza di capitale di Mps e Carige «non servono soldi pubblici, il fabbisogno è gestibile dal sistema finanziario italiano». Il sistema è in sicurezza, le banche devono fare di tutto per ritrovare efficienza, ma non basta. Panetta ha anche incalzato il governo: «Se non torna la crescita e non si abbatte il rischio di credito imposto dall’economia, sarà difficile mantenere un sistema bancario ben capitalizzato nel lungo termine». Bankitalia ha quindi lanciato un messaggio rassicurante. «I risparmiatori italiani possono stare tranquilli, le banche italiane hanno capitale ben superiore ai minimi, sono solide e ben analizzate dalle autorità italiane ed europee».
L’esercizio ha riguardato «anche i portafogli di titoli pubblici che sono stati esaminati sotto stress». L’Italia è un paese «con un debito pubblico molto elevato e quando i rischi aumentano le conseguenze investono non solo le banche ma anche le assicurazioni, le imprese, le famiglie che si rifugiano in titoli pubblici».
Gli esami sulle banche sono comunque una tappa verso l’integrazione. I test sono stati molto complessi non essendo mai stata effettuata un’analisi così approfondita. Tuttavia, ha concluso Panetta, «la lettura dei dati non va interpretata in modo negativo».

Il Messaggero