Bagarre Forza Italia, Catricalà si ritira

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ROMA «Ringrazio i parlamentari che mi hanno votato, ma chiedo loro di non sostenere ulteriormente la mia candidatura. Non vorrei mettere a rischio la mia immagine professionale e spero che il Parlamento possa più facilmente superare le contrapposizioni che hanno finora ostacolato l’elezione dei due giudici costituzionali»: così, ieri pomeriggio, Antonio Catricalà si è ritirato dalla corsa per la Consulta che, sul suo nome, rischiava di naufragare, trascinando con sé anche quello dei non togati del Csm. E che ha messo a nudo i dissapori interni a Forza Italia, materializzatisi giovedì mattina nei 120 voti assegnati a Donato Bruno che hanno fatto sfumare il quorum anche per Luciano Violante, il candidato democratico.
IL PRESSING DI LETTA
In realtà, già allora Catricalà avrebbe voluto sfilarsi dalla competizione, ma Gianni Letta, suo principale sponsor, lo aveva convinto a pazientare. Poi, giovedì sera la decisione: «Che senso ha insistere?», avrebbe confidato a un amico, davanti all’evidenza dell’agguato tesogli in aula. Sarebbe stato soprattutto il blocco dei senatori, infatti, a essersi messo di traverso, spingendo per la candidatura di Bruno, caro amico del legale di Berlusconi Niccolò Ghedini che, con Denis Verdini, ha seguito la trattativa per l’elezione dei giudici, mentre al Senato il presidente della commissione Giustizia Nitto Palma collazionava i diversi malpancismi mai sanati in seno al gruppo, orientandone i voti a favore di Bruno.
E i mal di pancia, in Forza Italia, non sono pochi, a cominciare dall’insofferenza verso il decisionismo della nuova amministratrice, la senatrice Maria Rosaria Rossi, che ha inaugurato il nuovo corso battendo cassa. E che ieri, paventando elezioni a breve, escludeva il ricorso a primarie in Forza Italia.
«Lascia allibiti il fatto che Berlusconi possa consentire alla senatrice Rossi di distribuire, controllare, rilasciare o ritirare patenti sulla legittimità dello stare nel partito, e sulla correttezza o meno delle opinioni e delle tesi politiche altrui», ha tuonato l’europarlamentare Raffaele Fitto, capofila del fronte che chiede primarie azzurre. In realtà, il messaggio di Rossi conteneva un avvertimento rivolto ai suoi colleghi: attenzione che le elezioni sono dietro l’angolo e le liste si decidono ad Arcore. Dove l’ex Cavaliere, furioso, ora cerca una exit strategy. Ieri i capogruppo Paolo Romani e Renato Brunetta, nel ringraziare Catricalà per «per la dignità con cui oggi rinuncia», annunciavano che «FI è unita attorno a Berlusconi, per la scelta di un nuovo candidato». Il tentativo di far confluire i voti su Bruno non è stato ancora archiviato, anche se Berlusconi – furioso – non intende premiare chi gli ha rotto le uova nel paniere.
E avrebbe già individuato il suo capro espiatorio in Denis Verdini, garante del patto del Nazareno e della tenuta parlamentare. Anche perché ad Arcore, prima di proporre un nuovo candidato, si attende di capire se il Pd intenda confermare la candidatura di Violante, cui pure mancano un centinaio di voti, nella convinzione che il presidente del Consiglio Matteo Renzi gli preferirebbe Augusto Barbera.

IL MESSAGGERO