Baby squillo, clienti verso il processo: saranno indicati dalle ragazzine

PROSTITUTA SQUILLO

ROMA Adesso Agnese e Angela dovranno riconoscere i clienti. O almeno alcuni di loro: i sessantacinque uomini, identificati dai carabinieri del nucleo Investigativo di via in Selci, e finiti sul registro degli indagati con l’accusa di avere pagato le due ragazzine per fare sesso. Dopo la condanna per gli sfruttatori, la mamma di una delle baby squillo e cinque frequentatori delle minorenni, il secondo capitolo giudiziario di questa squallida vicenda è lontano dall’essere chiuso. Alla luce della sentenza di due giorni fa, le richieste di patteggiamento, avanzate dai legali di alcuni clienti, saranno comunque prese in considerazione dalla procura, ma sembrano escluse le pene concordate al ribasso.
I FASCICOLI
Il procuratore aggiunto Maria Monteleone e il pm Cristiana Macchiusi hanno aperto singoli fascicoli per ciascun cliente. Sul registro degli indagati sono finiti soltanto i nomi di chi abbia concordato appuntamenti attraverso sms o di chi sia stato fotografato all’ingresso dell’appartamento dei Parioli. Le chiamate e gli squilli al cellulare senza conversazioni non sono stati ritenuti indizi sufficienti. In tanti, delle centinaia di uomini che frequentavano Angela e Agnese, sono rimasti fuori dall’inchiesta per mancanza di prove. Ma adesso che la sentenza del gup Costantino De Robbio ha bocciato con la condanna la linea difensiva dei clienti, ripetutta per sessantacinque volte, per la procura sostenere l’accusa diventa più semplice. Agnese e Angela saranno ancora sentite dai magistrati su quegli uomini: dovranno riconoscere le loro facce. Non è escluso che la procura chieda un nuovo incidente probatorio, durante il quale le ragazze potrebbero testimoniare indicando i clienti e congelando l’accusa in vista dei futuri processi. I fascicoli non saranno comunque chiusi prima dell’autunno ed è probabile che anche i clienti vengano interrogati. 
IL CASO FLORIANI 
Dovrebbe andare così anche per Mauro Floriani, marito della senatrice Alessandra Mussolini, che finora non ha chiesto di patteggiare la pena, e Nicola Bruno, figlio del senatore azzurro Donato. Ma non è escluso che prima dei processi altri indagati chiedano di trovare un accordo, proprio per evitare di finire in aula. 
Le richieste di patteggiamento dei clienti delle baby squillo sono ancora una decina e la procura non si è espressa con un parere. I legali degli indagati, esattamente come i pm, hanno atteso che il giudice firmasse la prima sentenza, proprio per capire quale fosse l’atteggiamento nei confronti degli uomini che hanno pagato per fare sesso ma che hanno poi sostenuto di ignorare che fossero minorenni. Le condanne a un anno di reclusione per Gianluca Sammarone e Francesco Ferraro aprono un varco, dal momento che lo sconto di pena è identico a quello previsto dal rito abbreviato e la procura non esclude di dare parere favorevole: ogni caso sarà esaminato ma non ci saranno accordi al ribasso.

IL MESSAGGERO