Attacco a Renzi, Pelù nella bufera

PELU

ROMA «Pelù forse non sa che gli 80 euro mensili che il governo Renzi ha deciso di redistribuire a chi ha sempre pagato, non sono un’elemosina come l’ha definita lui, ma il primo passo verso l’equità sociale che noi del Pd vogliamo assolutamente riportare in questo Paese»: il Partito democratico ha atteso il day after del 1° maggio per replicare alle accuse rivolte da Piero Pelù all’esecutivo, pronunciate in diretta televisiva dal palco del Concertone: «Renzi è il boy scout di Licio Gelli. Gli 80 euro promessi sono un’elemosina». A replicargli, ieri mattina, è stata Pina Picierno, capolista democratica al Sud per le europee e membro della segreteria renziana: «Ogni tanto bisognerebbe uscire dai panni del rocker milionario e indossare quelli di chi vive con mille euro al mese», la caustica conclusione. Cui ha fatto seguito l’intervento del segretario della commissione di Vigilanza Rai, il democratico Michele Anzaldi: «Sarebbe interessante sapere cosa pensano il presidente della Vigilanza Rai, Roberto Fico, e il presidente dell’Agcom, Angelo Cardani. I telespettatori hanno assistito a un intervento dai chiari contorni politici, oltreché offensivi, contro il presidente del Consiglio e segretario del Pd in pieno periodo elettorale regolato dalla par condicio». Anzaldi, dunque, chiede che sia chiarito «chi era chiamato a vigilare sul concerto e come, se ci siano responsabilità e di chi».
LE REAZIONI
Ma se il pentastellato Fico non ha proferito parola, sul blog del leader del Movimento, Beppe Grillo, ha immediatamente fatto sua la definizione coniata da Pelù per Renzi. Rilanciandone lo slogan: «Non vogliamo elemosine da 80 euro, vogliamo lavoro». Operazione analoga, sul Mattinale forzista, secondo cui «la nota rock star si sottrae all’abbraccio peloso del renzismo avanzante», mentre il gotha parlamentare berlusconiano, Daniela Santanché in testa, sventolava la bandiera della libertà d’opinione: «La sinistra la vuole solo per i suoi, per gli altri preferisce l’esilio». 
LA PRECISAZIONE
E Renzi? Ufficialmente è stato silente ma al suo staff non ha nascosto la sorpresa sintonizzata con un breve: «Frasi che si commentano da sé». Dal canto suo, Pelù ieri è tornato a far sentire la propria voce: «Lo so che ci sono milioni di italiani che sopravvivono con stipendi o pensioni da vera fame, non volevo certo offendervi», ha fatto sapere via social-network, prendendo le distanze da partiti o movimenti, tornando però ad attaccare Renzi e chi ha letto le sue frasi come una ritorsione, dopo aver abbandonato l’organizzazione dell’estate fiorentina: «Evidentemente la disinformazia del boy scout di Gelli si è scatenata. Ho lasciato quell’incarico di mia spontanea iniziativa perché non mi piacevano i giochi sporchi che si facevano con il denaro pubblico. E’ chiaro come il sole che Renzi non ha un solo argomento reale per contrattaccare le mie critiche da cittadino e da cantante al suo operato, quindi annaspa sul nulla». Il tempo di un tweet, e la replica è arrivata direttamente dal piddino Andrea Marcucci che ha pubblicato un articolo del 1995 in cui si raccontava della sortita dei Litfiba (la band di cui Pelù era leader) a Villa Wanda e di una chiacchierata tra il rocker e Licio Gelli. Mentre anche il sindacato ha preso le distanze: «Chiunque voglia aver rispetto delle proprie opinioni, deve rispettare anche quelle altrui. Anche quelle di chi ritiene che le istituzioni non debbano essere vilipese», ha detto il segretario Cisl Raffaele Bonanni. Mentre Susanna Camusso, leader della Cgil, vuole chiudere la polemica: «Mi pare non ci sia nessun caso Pelù».

IL MESSAGGERO