Assange al M5S: «Con Grillo sbaragliate la stampa corrotta»

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Julian Assange, fondatore di Wikileaks, come annunciato si è collegato con Beppe Grillo a “Italia 5 stelle” a Palermo. Ha parlato della stampa corrotta e della sua situazione rispondendo alle domande che gli ha rivolto lo stesso leader del Movimento. Assange parlava dall’ambasciata dell’Ecuador a Londra, dove è rinchiuso da sei anni. «Io sono detenuto illegalmente da ben 6 anni ma il vostro esempio dall’Italia mi dà conforto», ha sottolineato.

Assange: «Le menzogne della stampa»
«Siete riusciti a sbaragliare la stampa corrotta, grazie alla guida di Beppe. Anche in Inghilterra ci sono persone che stanno facendo qualcosa del genere, penso per esempio a Corbyn», ha detto l’australiano rivolgendosi al popolo grillino. L’attacco ai giornalisti è proseguito: «Le menzogne pubblicate dalla stampa provocano le guerre. Credo che ogni giornalista sia responsabile di almeno 10 morti». In chiusura di collegamento Grillo dal palco ha salutato: «Grazie Assange faremo qualcosa per te, vedremo: una petizione all’Onu. E ti verremo a trovare, se ci pagate il viaggio… Scherzo».

Quando il M5S incontrò Assange a Londra
Una “love story” quella tra il Movimento e Assange lunga e a volte “tormentata” fin da quando nel 2013 il paladino del web era atteso (in video naturalmente) al terzo Vday di Beppe Grillo, a Genova. Non ci fu: «Lo hanno sconsigliato», si disse sul blog. Vero è che una delegazione di parlamentari del M5S poche settimane prima era volata a Londra per incontrare Assange rinchiuso nell’ambasciata dell’Ecuador. È del 29 novembre 2013 il resoconto: i “cittadini” portavoce del M5S Carlo Sibilia, Maria Edera Spadoni, Mirella Liuzzi, Alessandro Di Battista, Angelo Tofalo e Paolo Bernini insieme a Julian Assange. «Abbiamo deciso di incontrare Assange perché con lui condividiamo le battaglie per la trasparenza dell’informazione, per la libera circolazione delle notizie e per la libertà di stampa, diritti che aumentano il livello di consapevolezza dei cittadini. Nascondere le informazioni è uno dei tanti modi che i potenti hanno per accrescere il proprio potere personale. Julian è un combattente. Qualcuno lo ha definito “comandante ribelle sotto assedio”», scrivono nel post.

Assange sul M5S: «La differenza è avere Grillo»
Lo stesso Assange proprio quell’anno aveva parlato di Beppe Grillo in un’intervista su L’Espresso: «Il suo successo è innegabilmente impressionante sia dal punto di vista politico che logistico. E’ uno dei pochi politici italiani che ha supportato pubblicamente me e WikiLeaks durante la tempesta», aveva ammesso. Poi a una domanda sull’efficacia delle piattaforme per la democrazia diretta aveva risposto: «Ho visto il Partito pirata di Berlino: le interazioni tra le piattaforme e le dinamiche politiche e sociali sono state un disastro totale. Il movimento di Beppe Grillo ha qualcosa di veramente importante che il Partito pirata di Berlino non ha: ha Beppe Grillo. La leadership non è solo data dal leader che ha una qualche visione del futuro e che è capace si mettere le cose insieme. La leadership ruota intorno al fatto che, se le cose vanno male, chi è che deve assumersene la responsabilità? Se il partito è strutturato in modo tale che nessuno è responsabile dei fallimenti, allora, ovviamente, ci saranno fallimenti ogni volta».

L’apprezzamento di Casaleggio
Gianroberto Casaleggio era un fautore dell’operazione Wikileaks. In un’intervista al Corriere della Sera del 2013 dichiarava: «Ho un’ottima opinione di Assange. Ha rischiato e si è posto contro poteri enormi. La trasparenza in Rete è un’arma assoluta e lui l’ha usata. Spero di incontrarlo a Londra nei prossimi mesi».

L’ultimo post per Assange a marzo
L’ultimo post di sostegno ad Assange dal Movimento è recentissimo: il 5 marzo 2016 sul blog si legge “NESSUNO tocchi il soldato Julian Assange”, la lettera inviata dai parlamentari M5S al presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker e all’Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri, Federica Mogherini che rappresenta l’unica iniziativa presa in Italia sul caso Assange e va a unirsi all’appello internazionale di cinquecento personalità, associazioni per i diritti umani, intellettuali e movimenti politici, che hanno chiesto a Svezia e Inghilterra di rispettare i diritti derivanti dal Patto sui diritti civili e politici e dalla Convenzione europea e a prendere immediatamente tutte le misure necessarie al fine di spingere gli Stati interessati ad adempiere agli obblighi e a rispettare i diritti umani di Julian Assange.

Corriere della Sera